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Il restauro dei cilindri in cera all'Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi: tra chimica dei materiali e lettura ottica laser

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Il restauro dei cilindri in cera all'Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi: tra chimica dei materiali e lettura ottica laser

All'interno delle sale dell'Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi (ICBSA), situato nel complesso di Palazzo Mattei di Giove a Roma, la conservazione del patrimonio sonoro storico affronta una sfida puramente fisica e chimica. Tra le collezioni più delicate dell'istituto figurano i cilindri fonografici in cera incisi tra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento. Questi supporti rappresentano le prime testimonianze dirette della voce umana e della musica registrata meccanicamente, ma la loro composizione organica li rende estremamente vulnerabili all'azione del tempo, alle variazioni microclimatiche e all'attacco di agenti biologici.

Un cilindro in cera nera del 1904 posizionato sul piatto di lettura ottica a raggio laser all'interno del laboratorio di restauro acustico mostra chiaramente la natura del problema: la superficie sottile, solcata da micro-scanalature tridimensionali, reca le tracce di un'alterazione materiale che rischia di cancellare l'informazione acustica originale. Per impedire la perdita irreversibile di queste registrazioni, l'ICBSA ha sviluppato protocolli d'intervento che integrano l'analisi chimico-fisica del supporto con le più avanzate tecnologie di digitalizzazione senza contatto.

La struttura chimica della cera fonografica e i meccanismi di degrado

Contrariamente a quanto suggerisce la denominazione comune, i cilindri fonografici commerciali del primo Novecento non erano costituiti da pura cera d'api. La formula industriale sviluppata da Thomas Edison e dai suoi contemporanei impiegava una miscela complessa di saponi metallici, acidi grassi, paraffina e cera carnauba. I saponi di stearato di sodio, di piombo o di zinco venivano combinati con acidi stearici e palmitici per conferire al supporto la durezza necessaria a sostenere l'incisione meccanica dello stilo e la successiva riproduzione.

Questa formulazione rende il materiale suscettibile a diversi processi di degrado spontaneo. Il fenomeno principale è la cristallizzazione e la migrazione degli acidi grassi verso la superficie, noto in ambito conservativo come fioritura o affioramento lipidico. Quando le molecole di acido stearico migrano verso l'esterno, formano una patina biancastra rigida che altera la geometria del solco e provoca rumore impulsivo continuo durante la lettura. A questo si aggiunge la reazione di idrolisi degli esteri, innescata dall'umidità relativa dell'ambiente, che spezza le catene molecolari riducendo la coesione strutturale della matrice.

Un ulteriore fattore di distruzione è rappresentato dall'attacco microbiologico. Funghi delle specie Cladosporium e Penicillium trovano nei componenti lipidici della cera un nutrimento ideale. Le spore fungine germinano all'interno del solco e le loro ife scavano microscopiche gallerie nella cera, distruggendo l'informazione ad alta frequenza impressa dalle vibrazioni acustiche originali. Senza un intervento tempestivo di stabilizzazione, la superficie del cilindro subisce una vaiolatura irreversibile che altera definitivamente la forma d'onda incisa.

Protocolli di decontaminazione e stabilizzazione fisica del supporto

Il lavoro di conservazione all'ICBSA inizia con la stabilizzazione fisica e la pulizia del cilindro prima di qualsiasi operazione di riproduzione o digitalizzazione. Ogni intervento segue criteri di reversibilità e minima invasività, per non compromettere le proprietà chimiche della matrice originale. La decontaminazione microbiologica viene eseguita in ambienti a ventilazione controllata mediante l'impiego di microscopi stereoscopici che consentono di identificare la profondità della penetrazione fungina.

La pulizia meccanica a secco utilizza pennelli a setole di cammello e micro-aspiratori a pressione regolata per rimuovere il particellare atmosferico deposito nelle scanalature. Qualora l'affioramento lipidico o le colonie fungine abbiano creato depositi solidi ostinati, si ricorre a lavaggi solventi selezionati. L'isopropanolo ad elevata purezza o soluzioni idroalcoliche bilanciate vengono applicate localmente con micro-tamponi in fibra inerte. Il solvente deve disciogliere i depositi superficiali e le spore senza intaccare la struttura dei saponi metallici sottostanti né alterare la durezza della cera d'incisione.

Per arrestare la cinetica delle reazioni di idrolisi e l'attività biologica, i depositi dell'ICBSA mantengono parametri ambientali rigorosamente monitorati. I cilindri vengono conservati a una temperatura costante compresa tra 16 °C e 18 °C e con un valore di umidità relativa fissato tra il 35% e il 40%. La riduzione dell'umidità blocca la proliferazione delle spore e rallenta la scissione chimica dei legami estere, garantendo la stabilità meccanica del cilindro nel lungo periodo.

La lettura ottica a raggio laser: riproduzione senza attrito meccanico

Il metodo tradizionale di riproduzione dei cilindri fonografici prevede l'impiego di un fonografo dotato di stilo in zaffiro o diamante che scorre all'interno del solco. Tuttavia, questo contatto fisico genera un attrito meccanico insostenibile per un supporto già indebolito dal degrado chimico. La punta dello stilo esercita una pressione puntuale che può scalfire la cera morbida, deformatasi nel tempo, provocando la perdita definitiva di dettagli ad alta frequenza e l'introduzione di solchi secondari.

Per superare questo limite, l'ICBSA adotta sistemi di lettura ottica a raggio laser senza contatto. Nel laboratorio di restauro acustico, il cilindro viene montato su un perno di rotazione ad altissima precisione con tolleranze micrometriche. Un raggio laser focalizzato viene proiettato sulla superficie del cilindro per mappare la morfologia del solco senza applicare alcuna forza meccanica. Il sistema rileva la deviazione del fascio di luce riflesso dalle pareti della scanalatura, traducendo la variazione geometrica in una forma d'onda elettrica corrispondente al segnale audio originale.

La tecnologia ottica consente di bypassare molte delle imperfezioni causate dal degrado fisico. Se un tratto di solco presenta una frattura superficiale o una lacuna causata da muffe, il software di acquisizione ottica può isolare la parete del solco meglio conservata, ignorando i detriti accumulati sul fondo del canale. Questo approccio garantisce la massima fedeltà nella ricostruzione del segnale acustico, recuperando frequenze che con una puntina meccanica verrebbero mascherate dal rumore di superficie o irrimediabilmente danneggiate dall'impatto con la cera degradata.

Standard IASA e conservazione del segnale digitale

La conversione del segnale analogico estratto tramite laser segue le direttive internazionali stabilite dall'International Association of Sound and Audiovisual Archives (IASA), con particolare riferimento allo standard IASA-TC 04. La digitalizzazione dell'ICBSA non punta a una rielaborazione arbitraria del suono, ma alla creazione di una copia di conservazione digitale che rispetti rigorosamente il contenuto informativo del supporto storico.

Il flusso audio analogico generato dai sensori ottici viene convertito in formato digitale ad alta risoluzione senza compressione, con frequenze di campionamento pari a 96 kHz o 192 kHz e una profondità di quantizzazione di 24 bit. Vengono generati due file distinti per ogni cilindro: la copia di conservazione primaria (Master Preservation File), che contiene il segnale grezzo esattamente come letto dal laser, inclusi i difetti fisici del supporto, e la copia di accesso (Access Copy), sulla quale possono essere applicati filtri digitali di restauro per attenuare il rumore di fondo e migliorare la intelligibilità del parlato o della musica per gli studiosi.

Ogni operazione viene tracciata all'interno di una struttura di metadati tecnici e gestionali. La scheda catalografica dell'ICBSA registra la composizione chimica presunta del cilindro, lo stato di conservazione al momento dell'ingresso in laboratorio, i parametri del lavaggio solvente utilizzato, le impostazioni del lettore laser e la catena di conversione analogico-digitale impiegata. Questo patrimonio informativo assicura che il dato sonoro conservato rimanga verificabile e contestualizzato nel tempo.

L'integrazione tra l'analisi dei materiali chimici e la tecnologia ottica laser trasforma l'Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi in un centro scientifico di eccellenza per la preservazione della memoria acustica. Attraverso il controllo rigoroso del degrado fisico e l'uso di tecniche di estrazione dati non invasive, i cilindri in cera di inizio Novecento smettono di essere reperti fragili e inaccessibili, confermandosi come documenti storici integratili nella rete delle infrastrutture digitali del Paese.