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Ingegneria idraulica in Laguna: i cantieri e i costi di manutenzione delle cerniere del MOSE verso l'autunno 2026

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Ingegneria idraulica in Laguna: i cantieri e i costi di manutenzione delle cerniere del MOSE verso l'autunno 2026

La salvaguardia dell'ecosistema lagunare veneziano e del suo patrimonio storico-architettonico entra in una fase cruciale con l'avvicinarsi della stagione autunnale del 2026. Il sistema di dighe mobili del MOSE (Modulo Sperimentale Elettromeccanico), composto dalle paratoie distribuite lungo le tre bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia, richiede un programma costante di manutenzione straordinaria e adeguamento tecnico. Al centro delle operazioni ingegneristiche si colloca la gestione delle cerniere sottomarine, componenti strutturali fondamentali per il sollevamento e l'abbassamento delle paratoie, soggette all'azione ininterrotta dell'ambiente marino e dei processi di corrosione chimica ed elettrochimica.

L'autunno rappresenta storicamente il periodo di massima frequenza dei fenomeni di marea eccezionale nell'Alto Adriatico. La combinazione di fattori meteorologici, come i venti di scirocco e le basse pressioni, unita alle salse lagunari, rende necessaria la totale affidabilità operativa delle settantotto paratoie mobili. Nel quadro degli interventi pianificati per il 2026, l'attenzione tecnica si concentra sul comportamento meccanico dei vincoli di fondo, collocati all'interno dei cassoni di alloggiamento in calcestruzzo affondati nel fondale marino.

Il cantiere dell'isola dell'Aromando e la gestione delle cerniere idrauliche

Nelle aree strategiche della laguna, le attività di supporto logistico e manutentivo vedono un'intensa operatività attorno alle piattaforme di servizio e all'isola dell'Aromando, snodo fondamentale per le operazioni navali e subacquee legate al mantenimento dei dispositivi idraulici. La complessità dei componenti sommersi impone protocolli di movimentazione estremamente rigorosi, che richiedono l'impiego di mezzi navali specializzati e squadre tecniche di alta professionalità.

Lungo lo specchio d'acqua antistante l'isola dell'Aromando, una chiatta d'appoggio fa da piattaforma a un'operazione ad alta precisione. Tecnici in tuta da lavoro e caschi protettivi guidano i cavi d'acciaio che issano una cerniera idraulica dall'acqua salmastra. L'elemento meccanico, ricoperto da veli di organismi marini e depositi salini, viene lentamente sollevato dai martinetti del pontone gru per essere posizionato sulla superficie di lavoro della chiatta. Qui hanno inizio le prime fasi di ispezione visiva, pulizia idrodinamica ad alta pressione e diagnostica strumentale per verificare lo stato di conservazione delle tenute stagne e delle superfici metalliche.

Le cerniere sottomarine costituiscono il giunto flessibile che collega ogni singola paratoia alla sua base fissa sul fondale. Ciascun gruppo cerniera comprende elementi in acciaio ad alta resistenza, sistemi di vincolo, connettori per i condotti dell'aria compressa e sensori per il monitoraggio della posizione. L'estrazione e il riposizionamento di questi blocchi, dal peso di diverse tonnellate, richiedono manovre millimetriche eseguite mediante sistemi di sollevamento compensati e l'ausilio di operatori subacquei in immersione profonda.

L'attrito salino e la dinamica della corrosione sottomarina

L'ambiente acquatico della Laguna di Venezia presenta condizioni di elevata aggressività chimica. La presenza costante di cloruri, la variazione della temperatura dell'acqua, i flussi di marea e la concentrazione di ossigeno disciolto innescano processi corrosivi sui materiali metallici sommersi. La corrosione salina agisce sia sotto forma di degradazione uniforme delle superfici, sia mediante fenomeni di vaiolatura (pitting) e corrosione caverneuse, particolarmente insidiosi nelle intercapedini e attorno alle sedi dei bulloni di serraggio.

Oltre ai fattori strettamente chimici, le strutture subacquee sono esposte al fenomeno del biofouling, ovvero la colonizzazione da parte di organismi marini quali dente di cane, cozze e alghe incrostanti. Se da un lato questi strati biologici possono talvolta creare una barriera fisica parziale, dall'altro favoriscono la corrosione microbiologicamente indotta (MIC), alterando il pH locale e accelerando il deterioramento dell'acciaio sottostante. Nelle zone di snodo delle cerniere, dove la presenza di guarnizioni e parti in movimento impedisce la formazione di coperture protettive omogenee, l'azione combinata dell'attrito meccanico e del sale marino aumenta l'usura dei componenti idraulici.

Per contrastare tali fenomeni, la protezione catodica a correnti impresse e l'impiego di anodi di sacrificio in leghe di zinco o alluminio rappresentano soluzioni obbligate. Tuttavia, l'efficacia di questi sistemi deve essere costantemente misurata attraverso rilievi del potenziale elettrico di protezione. Il controllo delle cerniere prelevate presso l'isola dell'Aromando serve proprio a valutare la perdita di spessore del metallo e l'integrità dei trattamenti superficiali con vernici epossidiche speciali applicate in fase di fabbricazione.

La manutenzione predittiva e la sostenibilità economica dell'infrastruttura

I costi operativi dedicati alla conservazione e all'adeguamento tecnologico del MOSE rappresentano una voce rilevante nella pianificazione finanziaria della gestione lagunare. L'adozione della manutenzione predittiva si è dimostrata la strategia più efficace per ottimizzare le risorse economiche ed evitare guasti improvvisi durante i periodi di operatività critica nell'autunno 2026. Rispetto alla manutenzione a guasto o a quella puramente programmata a intervalli fissi, l'approccio predittivo si basa sul monitoraggio continuo dei parametri fisici delle strutture.

Attraverso reti di sensori acustici, accelerometri e sistemi di rilevamento degli ultrasuoni installati direttamente sulle cerniere e all'interno dei cassoni di alloggiamento, i tecnici sono in grado di analizzare le vibrazioni, le micro-deformazioni e l'eventuale penetrazione di umidità nelle camere stagne. I dati raccolti vengono elaborati da modelli matematici che stimano la vita residua dei componenti e segnalano la necessità di un intervento prima che si verifichi una perdita di funzionalità.

L'impegno economico per le operazioni di revisione sulle cerniere idrauliche comprende non solo i costi diretti per lo smontaggio, la lavorazione meccanica di ripristino e la sostituzione dei sigilli di tenuta, ma anche i costi logistici legati all'impiego di chiatte, gru galleggianti, navi appoggio e squadre subacquee ipobariche. Un'accurata pianificazione predittiva consente di concentrare le estrazioni dei giunti nei mesi estivi, quando le condizioni del mare sono più favorevoli e la probabilità di dovere sollevare le paratoie per proteggere Venezia dalle maree è ridotta al minimo.

Evoluzione delle prassi materiali: dalla pietra della Serenissima all'ingegneria sommersa

La trasformazione delle prassi materiali nella tutela del territorio lagunare riflette un'evoluzione secolare. Storicamente, la Repubblica di Venezia ha basato la propria difesa idraulica sulla deviazione dei fiumi, sulla costruzione dei "murazzi" in pietra d'Istria lungo i litorali e sul costante scavo dei canali interni. Tali interventi manuali e strutturali rispondevano a una visione conservativa fondata sull'equilibrio tra elementi naturali e manufatti rigidi.

Con l'introduzione delle barriere mobili contemporanee, l'approccio materiale si è spostato dall'impiego di masse litiche statiche all'implementazione di complessi sistemi meccatronici e metallurgici immersi nel fondale marino. L'ingegneria contemporanea non tenta più soltanto di deviare la forza dell'acqua con barriere passive permanenti, ma interagisce con essa in modo dinamico, introducendo strutture cinetiche che devono rimanere invisibili per la maggior parte del tempo e attivarsi all'occorrenza.

Questa transizione richiede una costante revisione delle tecniche operative e dei materiali impiegati. L'utilizzo di acciai inossidabili duplex e superduplex per i perni delle cerniere, unito allo sviluppo di elastomeri sintetici avanzati per le guarnizioni sottomarine, dimostra come la salvaguardia culturale e urbana di Venezia dipenda direttamente dall'innovazione della scienza dei materiali e della manutenzione industriale. L'adeguamento continuo delle dighe mobili in vista dell'autunno 2026 testimonia questo legame indissolubile tra la conservazione della città storica e l'operatività di un cantiere d'ingegneria marina permanente.