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La riconversione industriale di Brindisi: la centrale a carbone di Cerano e il polo dell'idrogeno nel Mediterraneo

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La riconversione industriale di Brindisi: la centrale a carbone di Cerano e il polo dell'idrogeno nel Mediterraneo

L'area industriale di Brindisi attraversa una fase di profonda riorganizzazione infrastrutturale, dettata dal progressivo superamento dei combustibili fossili e dal nuovo assetto della rete energetica del Mediterraneo. Al centro di questa trasformazione vi è la banchina industriale del porto salentino, dove la movimentazione tradizionale del carbone cede il passo all'installazione dei componenti dedicati ai nuovi vettori energetici. Le gru di sollevamento operano lungo le banchine per posizionare i grandi serbatoi cilindrici di stoccaggio del gas in fase di assemblaggio, delineando il profilo visivo di un hub riconvertito alla gestione della molecola verde. Il decommissionamento degli impianti termoelettrici alimentati a carbone e la contestuale realizzazione di infrastrutture per la produzione, la compressione e la distribuzione dell'idrogeno rappresentano un passaggio cruciale per la logistica portuale della Puglia e per l'intero bacino adriatico.

Il parco industriale di Cerano e la fine del ciclo del carbone

La centrale termoelettrica Federico II di Brindisi Sud, situata nella località di Cerano, ha rappresentato per decenni uno dei principali nodi della generazione elettrica italiana a carbone. L'imponente struttura, dotata di quattro gruppi di produzione e servita da un nastro trasportatore lungo oltre sei chilometri che collegava direttamente la banchina portuale ai parchi minerari dell'impianto, è arrivata alla fase conclusiva del proprio ciclo operativo fossile. Il programma nazionale di dismissione del carbone, in conformità con i target definiti dal Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC) e dalle direttive europee sulla decarbonizzazione, impone lo spegnimento dei gruppi e la successiva bonifica dei suoli.

La dismissione di una centrale di tali dimensioni comporta interventi di ingegneria strutturale complessi: lo smantellamento delle caldaie, delle ciminere e dei sistemi di depurazione dei fumi (desolforatori e spolveratori) si affianca alla pianificazione del riutilizzo dei suoli industriali già antropizzati. Il parco industriale di Cerano offre un'area dotata di accessi stradali, ferroviari e marittimi strutturati, oltre a una connessione diretta con la rete di trasmissione elettrica ad alta tensione gestita da Terna. Questa combinazione di elementi tecnici rende l'area un sito idoneo per ospitare impianti di nuova generazione senza dover occupare ulteriore suolo agricolo o vergine.

La logistica portuale della Puglia e l'integrazione con i vettori gassosi

L'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale ha avviato un processo di revisione dei piani regolatori portuali per adeguare gli spazi operativi di Brindisi alle nuove esigenze della transizione energetica. Lo scalo brindisino, storicamente caratterizzato dal traffico di rinfuse solide legate alle forniture energetiche e siderurgiche, sta riorganizzando le sue banchine — in particolare gli specchi acquei di Costa Morena e Capobianco — per accogliere logiche operative basate su merci generali, componenti impiantistici avanzati e stoccaggi di gas liquefatti e compressi.

L'assemblaggio dei serbatoi cilindrici ad alta pressione destinati allo stoccaggio dell'idrogeno e dei suoi derivati richiede spazi di banchina ad elevata portata e pescaggi adeguati per consentire l'attracco di navi cariche di componenti di grandi dimensioni (project cargo). La presenza di aree retroportuali collegate alla rete ferroviaria facilita la redistribuzione dei vettori energetici verso i distretti industriali dell'entroterra pugliese e delle regioni limitrofe. La riconversione portuale non riguarda soltanto gli spazi fisici, ma implica una revisione dei protocolli di sicurezza marittima e terrestre, regolati dalle normative sulla gestione dei sostanze gassose sotto pressione e dai piani di sicurezza antincendio integrati.

L'idrogeno verde come fattore strategico per le filiere industriali

La Puglia è attualmente una delle regioni italiane con la maggiore capacità installata da fonti rinnovabili, in particolare da impianti eolici e fotovoltaici. La natura intermittente di queste fonti richiede sistemi di accumulo e compensazione per garantire la stabilità della rete elettrica nazionale. L'idrogeno verde, prodotto mediante elettrolisi dell'acqua alimentata da energia elettrica rinnovabile, agisce come vettore di stoccaggio energetico a lungo termine, consentendo di convertire gli esuberi di produzione elettrica in molecole chimiche riutilizzabili.

La nascita del polo dell'idrogeno a Brindisi risponde alla necessità di decarbonizzare i settori cosiddetti "hard-to-abate", ovvero quei comparti industriali ad alto consumo energetico in cui l'elettrificazione diretta risulta complessa o economicamente non sostenibile. Tra questi rientrano l'industria siderurgica del vicino polo di Taranto, il settore chimico presente nello stesso agglomerato industriale brindisino e i trasporti marittimi pesanti. La presenza di elettrolizzatori di grande taglia (della scala dei megawatt e gigawatt) permetterà di fornire idrogeno sia per via tubiera sia tramite carri bombolai o navi gasiere dedicate, creando una catena del valore locale che trattiene sul territorio il valore aggiunto della produzione energetica.

La posizione di Brindisi nel sistema energetico del Mediterraneo e dei Balcani

La collocazione geografica dello scalo di Brindisi proietta le infrastrutture energetiche pugliesi in una dimensione sovranazionale. Il bacino adriatico rappresenta il naturale punto di congiunzione tra le rotte commerciali del Mediterraneo orientale, le reti di trasporto gas provenienti dai Balcani e dalla sponda sud del Mediterraneo, e i mercati di consumo dell'Europa centrale. Il territorio pugliese è già punto di approdo di importanti infrastrutture gasiere, come il gasdotto Trans Adriatico (TAP), e di interconnessioni elettriche sottomarine con la Grecia.

L'integrazione del polo dell'idrogeno di Brindisi nella rete dei corridoi europei dell'idrogeno (come l'European Hydrogen Backbone) consente alla regione di assumere il ruolo di snodo d'ingresso per le molecole verdi prodotte nel Nord Africa o nella penisola arabica, dove i costi di generazione da fotovoltaico sono particolarmente competitivi. Attraverso il condotto adriatico e le dorsali di Snam, l'idrogeno stoccato e trattato nelle strutture brindisine potrà essere immesso nelle reti di trasporto nazionale dirette verso le regioni industrializzate della Pianura Padana e del centro Europa.

Trasformazione strutturale e impatto occupazionale nel territorio

Il passaggio da un modello energetico basato sulla combustione diretta del carbone a un impianto tecnologico fondato sui vettori gassosi e le tecnologie dell'elettrolisi comporta una ridefinizione della forza lavoro e delle competenze tecniche richieste dal mercato locale. I cantieri di decommissioning e la successiva costruzione dei moduli di produzione e stoccaggio dell'idrogeno richiedono figure specializzate nella manutenzione avanzata, nell'ingegneria chimica, nella gestione della sicurezza dei gas ad alta pressione e nell'automazione industriale.

Le istituzioni locali, insieme agli enti portuali e alle società energetiche coinvolte nei progetti di riconversione, stanno indirizzando i programmi di formazione e riqualificazione verso i profili legati alla transizione ecologica. Questo processo punta a limitare gli impatti sociali derivanti dalla chiusura dei grandi impianti termoelettrici tradizionali, garantendo una continuità occupazionale all'interno di un distretto industriale che per oltre cinquant'anni ha legato la propria economia alla generazione di energia elettrica per il Paese.

La riconversione della centrale di Cerano e dell'infrastruttura portuale di Brindisi costituisce un caso di studio sulla trasformazione dei siti fossili dismessi. L'integrazione tra logistica marittima, produzione da fonti rinnovabili e stoccaggio molecolare consolida il ruolo della Puglia come snodo energetico strategico nel Mediterraneo, fornendo una base industriale concreta per il processo di decarbonizzazione del bacino adriatico.