Cultura

Torino e i Manoscritti di Vivaldi: Come la Collezione Foà-Giordano ha Riscritto la Storia del Barocco Musicale

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Torino e i Manoscritti di Vivaldi: Come la Collezione Foà-Giordano ha Riscritto la Storia del Barocco Musicale

La storia della riscoperta di Antonio Vivaldi nel Novecento non è una narrazione legata al caso, bensì il risultato di un rigoroso processo archivistico, filologico e scientifico. Presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino è conservato il corpus fondamentale delle opere autografe del compositore veneziano: una concentrazione di carte d'epoca che raccoglie circa l'ottanta per cento della produzione vivaldiana giunta fino a noi. Questa straordinaria massa documentaria, suddivisa nelle due celebri raccolte intitolate a Mauro Foà e Renzo Giordano, ha modificato in modo irreversibile la storiografia del Settecento musicale, trasformando Vivaldi da figura marginale della musica strumentale a protagonista assoluto del teatro d'opera e della produzione sacra europea.

Il ritrovamento archivistico e l'impresa di Alberto Gentili

La presenza dei manoscritti autografi a Torino affonda le radici nelle complesse vicende collezionistiche del XVIII secolo. Alla morte di Antonio Vivaldi, avvenuta a Vienna nel 1741, la sua personale biblioteca di spartiti fu ereditata dal fratello Francesco e successivamente acquistata dal conte Giacomo Durazzo, ambasciatore imperiale a Venezia e mecenate musicale. La collezione rimase custodita nella residenza di famiglia fino alla seconda metà dell'Ottocento, quando fu trasferita presso il Collegio dei Salesiani di San Carlo a San Martino d'Albaro, nei pressi di Genova.

Nel 1926, la direzione del collegio decise di vendere il fondo manoscritto per finanziare interventi strutturali all'edificio. Per valutare il materiale fu chiamato il musicologo Alberto Gentili, docente all'Università di Torino. Gentili svelò immediatamente la natura eccezionale del ritrovamento: novantasette volumi legati in pelle contenenti centinaia di spartiti autografi vivaldiani, tra cui concerti, cantate, sonate e oltre venti opere liriche complete.

Il percorso di acquisizione da parte dello Stato italiano fu reso possibile grazie al contributo privato di due famiglie torinesi. Nel 1927, il mecenate Roberto Foà acquistò la prima metà dei manoscritti in memoria del figlio Mauro, donandola alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino. Quando nel 1930 si rintracciò la seconda parte del fondo originario, rimasta in possesso degli eredi del conte Durazzo, fu l'imprenditore Filippo Giordano a rilevare i volumi restanti per donarli al medesimo istituto in memoria del figlio Renzo. Nacque così la Collezione Mauro Foà - Renzo Giordano, un monumento archivistico unico al mondo.

Analisi materiale: Inchiostri ferro-gallici, filigrane e codicologia

Il valore della collezione di Torino trascende la sola lettura delle note musicali. Gli autografi vivaldiani sono diventati un campo di applicazione privilegiato per la codicologia e la conservazione scientifica dei beni cartacei. Gli studi condotti sulle carte torinesi hanno consentito di stabilire criteri precisi di datazione e di autenticità per gran parte della produzione del compositore.

La composizione materiale dei fogli pentagrammati rivela dettagli fondamentali sul metodo di lavoro di Vivaldi:

  • Inchiostri ferro-gallici: Il compositore utilizzava inchiostri ricchi di tannini e solfato di ferro, stesi con penne d'oca. L'analisi della degradazione chimica dell'inchiostro, unitamente all'osservazione dei fenomeni di migrazione dell'acido all'interno della fibra cellulosica, ha richiesto l'adozione di protocolli di conservazione preventiva all'avanguardia per bloccare la corrosione dei supporti.
  • Studio delle filigrane: Esaminando i marchi di fabbrica impressi sulle carte fabbricate nelle cartiere venete e toscane del Settecento, i ricercatori sono riusciti a ricostruire la cronologia esatta dei periodi di composizione. La corrispondenza tra le filigrane individuate a Torino e quelle presenti su documenti contabili dell'Ospedale della Pietà di Venezia ha fornito prove incontrovertibili sulle date di prima esecuzione di molti concerti.
  • Varianti autografe e ripensamenti: Le pagine scritte di pugno da Vivaldi mostrano correzioni immediate, cancellature rapide e annotazioni a margine destinate ai copisti o agli esecutori. Queste tracce testimoniano la velocità di scrittura dell'autore e la sua estrema flessibilità nell'adattare la musica all'organico strumentale disponibile nelle diverse occasioni di esecuzione.

La classificazione sistematica di questo immenso materiale ha portato alla stesura del catalogo ragionato da parte del musicologo danese Peter Ryom (Ryom-Verzeichnis, abbreviato in RV), la cui struttura portante si basa proprio sui dati codicologici ricavati dai volumi torinesi.

Dalla carta al timbro: La rivoluzione dell'esecuzione filologica

La disponibilità degli autografi della Collezione Foà-Giordano ha trasformato in modo radicale la prassi esecutiva moderna. Fino alla metà del Novecento, le interpretazioni delle opere vivaldiane soffrivano di alterazioni introdotte dalle revisioni ottocentesche, che modificavano l'organico, appiattivano la dinamica e alteravano i tempi originali per adattarli ai gusti delle orchestre sinfoniche moderne.

Lo studio diretto delle stesure autografe ha permesso di riportare alla luce le precise indicazioni originali di Vivaldi riguardo alla strumentazione e all'articolazione esecutiva. Nei manoscritti di Torino, Vivaldi specificava con frequenza l'uso di strumenti insoliti per l'epoca, come viole all'inglese, clarinetti, salmoè, liuti e mandolini, descrivendo al contempo con esattezza gli effetti di "sordina" o le indicazioni di "arcata staccata".

Questa aderenza al dato materiale ha alimentato la nascita del movimento della prassi esecutiva storicamente informata (Historically Informed Performance). Direttori d'orchestra e ensemble specializzati hanno iniziato a impiegare strumenti originali d'epoca o copie fedeli, accordati con diapason storici a 415 Hz, adottando corde di minuto budello e archetti di forma settecentesca. La lettura rigorosa delle segnature dinamiche presenti sui fogli autografi — spesso caratterizzate da sbalzi improvvisi tra il forte e il pianissimo — ha restituito alle esecuzioni moderne quella tensione drammatica e quella rapidità d'attacco che erano state colpevolmente uniformate nel corso del XIX secolo.

Conservazione preventiva e valorizzazione del patrimonio torinese

La conservazione di oltre quattrocentocinquanta opere autografe richiede oggi un impegno costante sul fronte della ricerca tecnologica applicata ai beni archivistici. La Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino adotta rigorosi standard di controllo termo-igrometrico all'interno dei caveau dedicati, mantenendo i volumi all'interno di scatole di conservazione acid-free destinate a proteggere i fogli dagli agenti inquinanti e dagli sbalzi di umidità.

I processi di digitalizzazione ad altissima risoluzione condotti sui manoscritti vivaldiani hanno ridotto al minimo la necessità di manipolazione diretta dei documenti originali da parte degli studiosi. Grazie al libero accesso digitale alle fonti torinesi, musicologi ed esecutori di tutto il mondo possono consultare le carte d'epoca, analizzare la grafia vivaldiana e studiare la struttura compositiva dei volumi senza compromettere l'integrità fisica dei supporti settecenteschi.

La Collezione Foà-Giordano rappresenta dunque un punto di incontro felice tra storia materiale, rigore scientifico e interpretazione artistica. Senza la conservazione metodica delle carte di Torino e senza l'analisi imparziale dei dettagli codicologici, la reale dimensione dell'opera di Antonio Vivaldi sarebbe rimasta parziale. È precisamente attraverso lo studio meticoloso dell'inchiostro, della fibra della carta e delle annotazioni autografe che la cultura contemporanea continua a trarre le basi per una conoscenza esatta del patrimonio barocco.