Nel cuore pulsante delle Dolomiti bellunesi, dove le creste delle Marmarole si stagliano contro l'azzurro terso del cielo, un episodio di inaudita inciviltà ha scosso la quiete dei rifugi d'alta quota. Quello che doveva essere un tempio della memoria e del rispetto per la montagna è stato profanato da un atto di vandalismo che colpisce al cuore la tradizione alpinistica: la distruzione sistematica dei libri di vetta custoditi all'interno dei bivacchi.
I libri di vetta non sono semplici registri cartacei; rappresentano l'anima stessa delle ascese, scrigni di emozioni, fatiche e traguardi raggiunti che gli escursionisti affidano alla carta per l'eternità. Ritrovarli strappati, mutilati della loro storia, ha suscitato un'ondata di sdegno che ha valicato i confini delle valli, portando il CAI (Club Alpino Italiano) a una presa di posizione dura e senza precedenti. La rabbia del Cai è palpabile e si traduce in un monito che risuona come un severo ultimatum per tutti i frequentatori delle terre alte.
L'istituzione ha espresso profonda amarezza attraverso una dichiarazione che non lascia spazio a interpretazioni: 'Poi non stupitevi se chiudono'. Una frase che pesa come un macigno sulla comunità dei trekker e degli appassionati, paventando l'ipotesi estrema della chiusura definitiva di queste strutture d'emergenza, nate per offrire riparo e sicurezza in contesti ambientali spesso proibitivi. I bivacchi delle Marmarole, presidi di civiltà in un ambiente selvaggio, rischiano di diventare inaccessibili a causa dell'irresponsabilità di pochi individui che hanno smarrito il senso del limite e del decoro.
Questo atto vandalico non è solo un danno materiale, ma un'offesa alla cultura della montagna. Nelle Dolomiti bellunesi, ogni sentiero e ogni rifugio portano con sé l'eredità di chi ha amato e rispettato queste vette prima di noi. Strappare le pagine di un libro di vetta significa cancellare il passaggio di centinaia di alpinisti, annullando quel legame invisibile che unisce chiunque decida di sfidare la gravità per contemplare la bellezza del creato. Il vandalismo sulle Marmarole solleva interrogativi urgenti sulla gestione del turismo d'alta quota e sulla necessità di educare a un approccio più consapevole e rispettoso del patrimonio naturale e storico.
La minaccia di chiusura avanzata dal CAI funge da campanello d'allarme per un sistema che fatica a contenere l'inciviltà. Se i bivacchi dovessero cessare di essere spazi aperti e condivisi, a perderci sarebbe l'intera collettività degli sportivi e dei sognatori che vedono nelle Marmarole un rifugio per lo spirito. La preservazione di questi luoghi dipende ora, più che mai, dalla capacità di isolare i responsabili e di riaffermare con forza i valori di tutela che da sempre contraddistinguono l'alpinismo d'eccellenza. Il futuro delle vette bellunesi è appeso a un filo di dignità che non può e non deve essere spezzato.