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Ferrovia Cuneo-Nizza: l'ingegneria del ripristino tra i viadotti in pietra e le gallerie della Val Vermenagna

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Ferrovia Cuneo-Nizza: l'ingegneria del ripristino tra i viadotti in pietra e le gallerie della Val Vermenagna

La linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia-Nizza rappresenta una delle opere d'ingegneria civile più complesse realizzate a cavallo tra il XIX e il XX secolo attraverso la catena delle Alpi Marittime. Inaugurata nel 1928 dopo decenni di studi topografici e cantieri ad alta quota, la tratta attraversa valichi complessi grazie a un sistema integrato di gallerie elicoidali, trincee profonde e viadotti in muratura di pietra da taglio. Gli eventi alluvionali dell'ottobre 2020, innescati dalla tempesta Alex, hanno causato dissesti idrogeologici di eccezionale gravità lungo la Val Vermenagna e la Val Roya, distruggendo rilevati ferroviari, scalzando le fondamenta dei ponti e ostruendo diversi imbocchi di galleria. La riapertura della linea, resa possibile da un programma sistematico di ricostruzione strutturale e consolidamento geotecnico, riconsegna al trasporto transfrontaliero un'infrastruttura dove la conservazione del patrimonio storico si fonde con l'ingegneria civile contemporanea.

La sfida geotecnica della Val Vermenagna e della Val Roya

I danni provocati dall'esondazione del torrente Roya e dei suoi affluenti in Val Vermenagna hanno richiesto un approccio metodologico basato sulla meccanica dei suoli e sulla modellazione idraulica avanzata. La furia delle acque ha modificato l'alveo dei corsi d'acqua, provocando fenomeni di erosione spondale regressiva che hanno compromesso la stabilità dei rilevati su cui poggia l'armamento ferroviario. In diversi punti del tracciato, il materiale di supporto è stato completamente asportato, lasciando i binari sospesi nel vuoto.

I cantieri di ripristino hanno affrontato in primo luogo la stabilizzazione dei versanti rocciosi tramite l'installazione di tiranti attivi e passivi in acciaio ad alta resistenza, ancorati a oltre quindici metri di profondità nelle matrici litoidi stabili. Contestualmente, si è proceduto alla realizzazione di scogliere in scogliera cementata e opere di difesa spondale a gradoni per prevenire futuri scalzamenti alla base. L'integrazione tra le tecniche tradizionali di contenimento e le geomembrane sintetiche ha permesso di drenare l'acqua sottosuperficiale, riducendo le pressioni neutre all'interno dei rilevati e garantendo l'indice di sicurezza necessario per il transito dei convogli commerciali e storici.

Il restauro dei viadotti in muratura: tra pietra e consolidamento strutturale

Elemento caratterizzante della ferrovia del Col di Tenda è la presenza di maestosi viadotti a campate multiple in muratura di pietra squadrata. Queste strutture, realizzate originariamente con conci di calcare e granito locale legati da malte a base di calce idraulica, hanno subito sollecitazioni idrodinamiche ben superiori ai carichi di progetto originari. L'acqua in pressione ha infiltrato il nucleo interno delle pile, dilavando le legature storiche e creando vuoti strutturali nelle sezioni portanti.

Il protocollo di restauro e consolidamento ha seguito criteri di conservazione rigorosi, volti a preservare l'aspetto formale delle opere d'arte senza rimpiazzare i paramenti lapidei originali, se non nei casi di totale dissesto. Le fasi operative hanno compreso:

  • Pulizia e diagnostica ultrasonica: identificazione delle microfratture e mappatura dei vuoti interni al nucleo in conglomerato delle pile.
  • Iniezioni di miscele leganti: introduzione a bassa pressione di boiacche a base di calce idraulica naturale e microcementi ecocompatibili per colmare le cavità interne senza alterare la traspirabilità del materiale lapideo.
  • Cuciture armate con barre in acciaio inossidabile: inserimento di perforazioni armate incrociate all'interno della muratura per incrementare la resistenza a taglio e a flessione delle campate.
  • Sottofondazioni con micropali: realizzazione di pali a piccolo diametro trivellati fino al roccia madre sottostante per trasferire il carico d'asse dei treni a strati geologici non soggetti a erosione fluviale.

Questo approccio ha consentito di ripristinare la capacità portante delle strutture, elevando la sagoma operativa e permettendo il passaggio sicuro di motrici storiche a trazione diesel ed elettrica, le cui sollecitazioni dinamiche richiedono standard di rigidezza strutturale elevati.

Gallerie elicoidali e pendenze alpine: la geometria del tracciato storico

La linea Cuneo-Nizza è celebre nel panorama dell'ingegneria ferroviaria per l'adozione delle gallerie elicoidali, soluzioni progettuali introdotte per superare dislivelli orografici accentuati mantenendo la pendenza massima del tracciato entro il limite del 35 per mille. Tali gallerie descrivono una curva a spirale all'interno del massiccio roccioso, consentendo al binario di guadagnare quota in uno spazio orizzontale contenuto.

Durante la ricostruzione, le sezioni sotterranee interessate da filtrazioni d'acqua e distacchi di materiale dalla calotta sono state sottoposte a interventi di riprofilatura e impermeabilizzazione. Le squadre d'ingegneria hanno impiegato centine metalliche sagomate e spritz-beton (calcestruzzo proiettato ad alta resistenza) additivato con fibre metalliche per rivestire i tratti rocciosi instabili. Particolare attenzione è stata dedicata ai portali d'imbocco, spesso vincolati da tutele storico-architettoniche: i paramenti esterni in pietra sono stati smontati pezzo per pezzo, catalogati, consolidati e rimontati utilizzando la tecnica dello anastilosi parziale per restituire l'esatta geometria progettata dagli ingegneri ottocenteschi.

La gestione del rischio idrogeologico e la protezione del patrimonio infrastrutturale

La sostenibilità a lungo termine del ripristino ferroviario in ambiente alpino risiede nell'implementazione di sistemi di monitoraggio continuo. La tratta tra Cuneo, Breil-sur-Roya e Nizza è stata dotata di una rete di sensori a fibra ottica e clinometri digitali posizionati lungo i punti critici dei viadotti e nei tratti di galleria soggetti a spinte tettoniche residui.

I dati raccolti vengono trasmessi in tempo reale ai centri di controllo per rilevare minime variazioni millimetriche nella struttura dei ponti o nei versanti rocciosi soprastanti. Parallelamente, lungo il corso del torrente Roya, sono state realizzate briglie di trattenuta e vasche di sedimentazione idraulica in grado di smorzare l'energia cinetica delle piene improvvise, proteggendo le pile dei viadotti dal trasporto di fondo dei detriti di grandi dimensioni.

Un modello di conservazione attiva per i collegamenti transfrontalieri

La riapertura della linea del Col di Tenda non risponde soltanto alla necessità di ripristinare una via di comunicazione essenziale tra il Piemonte, il dipartimento delle Alpi Marittime e la Liguria di Ponente. Essa costituisce un caso di studio sulla conservazione attiva delle grandi infrastrutture storiche europee. L'ingegneria di ripristino ha dimostrato come la salvaguardia del patrimonio costruito in muratura possa integrarsi con le normative di sicurezza ferroviaria vigenti nel 2026, senza snaturare l'identità del paesaggio antropizzato alpino.

Il transito dei treni regionali e delle motrici storiche sui viadotti restaurati rappresenta il completamento di un ciclo in cui la scienza dei materiali, la geotecnica e la tutela dei beni culturali hanno operato in convergenza, restituendo efficienza a una ferrovia che rimane un vertice assoluto nella storia delle costruzioni di montagna.