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I Qanat arabo-normanni nel sottosuolo di Altarello: la fisica idraulica del XII secolo per la climatizzazione urbana del 2026

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I Qanat arabo-normanni nel sottosuolo di Altarello: la fisica idraulica del XII secolo per la climatizzazione urbana del 2026

Il sottosuolo del quartiere Altarello, nella zona occidentale di Palermo, custodisce una delle infrastrutture idrauliche più sofisticate del bacino del Mediterraneo. Qui, all'interno del banco calcarenitico che sorregge la pianura palermitana, si snoda la rete dei Qanat arabo-normanni, condotti sotterranei scavati a partire dal XII secolo per intercettare le falde freatiche naturali e convogliare l'acqua verso la superficie mediante la sola forza di gravità. Per la stagione estiva 2026, l'analisi culturale e urbanistica sposta il proprio baricentro dai modelli teorici alle infrastrutture storiche misurabili. Un team multidisciplinare composto da urbanisti, ingegneri idraulici e fisici ambientali ha avviato una campagna di rilevamento nei cunicoli di Altarello, focalizzando l'attenzione sui vettori di scambio termico e sul comportamento aerotermico delle gallerie.

All'interno della galleria scavata a forza di piccone nella calcarenite, il canale centrale in cui scorre acqua sorgiva limpida e costante è oggi illuminato da lampade tecniche a luce fredda montate su piastre di rame. La scelta del rame, materiale ad alta conducibilità e resistente all'umidità satura del sottosuolo, permette di fissare i punti di misurazione strumentale senza alterare le pareti in pietra da taglio. La luce fredda evidenzia la tessitura porosa della roccia, le incisioni lasciate dagli attrezzi medievali e l'interfaccia esatta tra il flusso liquido e la massa lapidea circostante, fornendo un quadro nitido del sistema di scorrimento.

La fisica della calcarenite e la struttura dei condotti del XII secolo

I Qanat palermitani rappresentano l'adattamento della tecnologia d'origine persiana al contesto geologico della Sicilia arabo-normanna. La tecnica costruttiva prevedeva lo scavo di pozzi verticali di ispezione e aerazione, distanziati con regolarità, collegati alla base da una galleria sub-orizzontale. La pendenza del canale veniva calcolata con estrema accuratezza per consentire il deflusso continuativo dell'acqua senza causare l'erosione del fondo o il ristagno del particolato sedimentario.

La calcarenite locale svolge un ruolo primario nel funzionamento del sistema. Trattandosi di una roccia sedimentaria porosa, essa opera sia come serbatoio di accumulo per infiltrazione sia come regolatore della temperatura dell'aria interna. La massa rocciosa mantiene una temperatura costante durante tutto l'anno, compresa indicativamente tra i 17 e i 20 gradi Celsius, indipendentemente dalle oscillazioni termiche esterne che sulla superficie palermitana superano frequentemente i 40 gradi nei mesi estivi.

L'acqua sorgiva intercettata lungo il percorso sotterraneo fluisce a contatto diretto con la base della galleria, innescando un processo continuativo di evaporazione parziale e raffreddamento adiabatico. L'aria presente nei cunicoli, richiamata dall'esterno attraverso i pozzi verticali mediante effetto camino, cede calore alla parete rocciosa e al velo liquido, aumentando la propria densità e muovendosi verso i punti di uscita. Questo meccanismo di circolazione naturale garantiva la presenza di flussi d'aria fresca utilizzati storicamente per la climatizzazione degli ambienti sovrastanti, come le camere dello scirocco integrate nelle dimore della Conca d'Oro.

Dal rilievo microclimatico alla modellizzazione per l'urbanistica contemporanea

La ricerca condotta nel quartiere Altarello nel 2026 non si limita al censimento storico, ma traduce la geometria delle gallerie in algoritmi di fluidodinamica computazionale. Il team di studiosi misura tre parametri fondamentali all'interno del sistema ipogeo: la velocità del flusso d'aria all'interfaccia tra acqua e roccia, il gradiente igrometrico lungo lo sviluppo dei canali e la trasmissione del calore per conduzione attraverso le pareti in calcarenite.

I dati raccolti mediante sensori ad alta precisione mostrano come la combinazione tra superficie bagnata, porosità del materiale e inclinazione della galleria generi un effetto di refrigerazione passiva ad altissimo rendimento energetico, privo di qualsiasi apporto meccanico o elettrico. Le piastre di rame installate lungo la galleria servono da ancoraggio per i moduli di scansione tridimensionale e termo-igrometrica, consentendo di mappare con tolleranza millimetrica le turbolenze dell'aria e le variazioni di temperatura del velo d'acqua.

L'obiettivo degli urbanisti è estrapolare le costanti fisiche dei Qanat per applicarle ai progetti di rigenerazione degli edifici pubblici contemporanei situati nelle regioni a clima mediterraneo. La sfida attuale della progettazione edilizia e dell'ingegneria civile risiede infatti nella riduzione drastica dei consumi legati al condizionamento estivo, responsabile di picchi di carico sulla rete elettrica e dell'aumento dell'effetto isola di calore nei centri urbani ad alta densità abitativa.

Modelli di raffrescamento passivo per gli interventi di edilizia pubblica

I principi estratti dall'ingegneria idraulica del XII secolo trovano diretta applicazione nelle nuove linee guida per la ristrutturazione degli immobili pubblici. Il modello elaborato a partire dai Qanat di Altarello prevede l'integrazione di tre elementi strutturali negli interventi di recupero urbano:

In primo luogo, l'impiego di canali ipogei di ventilazione pre-climatici, realizzati al di sotto delle fondamenta degli edifici o nei piani interrati. Facendo scorrere flussi d'aria esterna all'interno di condotti realizzati in materiali lapidei ad alta porosità o con finiture minerali assimilabili alla calcarenite, si ottiene un abbattimento della temperatura dell'aria in ingresso fino a 8-10 gradi rispetto alle condizioni atmosferiche esterne.

In secondo luogo, l'introduzione di condotti idrici a scorrimento superficiale integrati nelle intercapedini verticali e negli atri centrali degli spazi pubblici. La presenza di canali d'acqua in movimento, mantenuti a temperatura di falda, sfrutta l'evaporazione controllata per stabilizzare l'umidità relativa e raffrescare l'aria per contatto diretto, replicando la dinamica aerotermica dei cunicoli arabo-normanni.

In terzo luogo, la riprogettazione dei condotti di estrazione dell'aria calda basata sulla configurazione dei pozzi verticali di Altarello. Sfruttando la differenza di pressione e di densità tra le zone ipogee protette dal sole e le coperture esposte all'irraggiamento, gli edifici possono attivare una ventilazione incrociata continua, eliminando la necessità di impianti meccanici di immissione d'aria durante le ore diurne.

Rigore analitico e valore infrastrutturale del patrimonio idrico ipogeo

L'analisi dei Qanat di Altarello segna un cambio di paradigma nell'approccio al patrimonio storico del Mediterraneo. Il valore delle infrastrutture antiche non risiede soltanto nella loro memoria formale o nella testimonianza documentale, ma nella validità intrinseca delle soluzioni fisiche adottate. Nel XII secolo, la gestione della risorsa idrica e del comfort termico rispondeva a criteri di stretta aderenza ai vincoli geologici e climatici locali.

Attraverso il rilievo analitico condotto a Palermo, la rete ipogea dimostra come il recupero materiale e l'infrastruttura storica possano formare una matrice empirica per il futuro. Le rilevazioni eseguite con strumentazione tecnica avanzata, supportate dall'illuminazione a luce fredda su rame che mappa senza invasività i cunicoli in calcarenite, consentono di trasformare una struttura scavata novecento anni fa in uno strumento scientifico applicabile alle sfide energetiche della città contemporanea.

Questo approccio rigoroso elimina le speculazioni formali per concentrarsi sui dati: massa termica, velocità del fluido, tasso di evaporazione, scabrezza della roccia. I Qanat di Altarello smettono così di essere soltanto una testimonianza archeologica sotto le strade di Palermo per riaffermarsi come laboratorio di ingegneria attiva, capace di guidare i protocolli di ristrutturazione pubblica verso un modello sostenibile basato sulla fisica del territorio.