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La ferrovia del Bernina e i cantieri di geo-ingegneria per la protezione del ghiacciaio del Morteratsch

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La ferrovia del Bernina e i cantieri di geo-ingegneria per la protezione del ghiacciaio del Morteratsch

La linea ferroviaria del Bernina, infrastruttura alpina gestita dalla Ferrovia Retica (Rhätische Bahn) e iscritta nel 2008 nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO insieme alla linea dell'Albula, rappresenta uno dei più avanzati modelli di integrazione tra ingegneria civile d'alta quota e territorio montano. Estendendosi per 60,6 chilometri tra la stazione di Tirano, in Valtellina, situata a 429 metri sul livello del mare, e la fermata di Sankt Moritz, in Engadina, a 1775 metri di quota, il tracciato valica la catena delle Alpi Retiche raggiungendo il culmine a Ospizio Bernina, a 2253 metri di altitudine. Realizzata tra il 1008 e il 1910, l'opera fu concepita per operare a scartamento ridotto da 1000 millimetri e ad aderenza naturale, superando pendenze che toccano il 7 percento senza l'utilizzo di sistemi a cremagliera. Tale specifica progettuale ha richiesto l'elaborazione di tracciati complessi, caratterizzati da gallerie paravalanghe, scavi in roccia viva e viadotti in muratura costruiti con materiali litici locali.

Tra i manufatti più rilevanti sotto il profilo strutturale figura il viadotto elicoidale di Brusio, situato nella media Val Poschiavo. La struttura, composta da nove campate ad arco con un raggio di curvatura di 50 metri e una pendenza costante del 7 percento, consente al convoglio ferroviario di guadagnare quota in uno spazio orografico estremamente limitato. Realizzato interamente con blocchi sbozzati di granito estratto nei cantieri limitrofi e assemblato con malte idrauliche ad alta aderenza, il viadotto si integra nella topografia locale facendosi strada tra pascoli di alta quota ed emergenze rocciose. La tonalità rosso intenso delle vetture in transito sul viadotto genera un netto contrasto cromatico e materiale con il granito grigio delle campate e le pareti rocciose circostanti, evidenziando il rapporto continuo tra l'opera dell'uomo e il substrato geologico alpino.

Dinamiche morfologiche e vulnerabilità delle infrastrutture d'alta quota

Proseguendo la risalita verso la Val Bernina, la linea ferroviaria attraversa contesti geomorfologici caratterizzati da un'elevata dinamicità idrogeologica. L'aumento delle temperature medie stagionali e la progressiva degradazione del permafrost nelle pareti rocciose circostanti hanno alterato le condizioni di stabilità dei versanti. La presenza di crioclastismo attivo lungo i pendii graniti che sovrastano la sede ferroviaria impone una revisione costante delle tecniche di messa in sicurezza del tracciato. Per prevenire il danneggiamento della sede con ballast in pietrisco e delle opere d'arte in muratura, la Ferrovia Retica ha installato reti di sensori geotecnici e tiranti in acciaio ad alta resistenza ancorati nei banchi rocciosi, integrando le barriere paramassi tradizionali con sistemi di monitoraggio strutturale in tempo reale.

La sfida principale per la tenuta dell'infrastruttura lungo il Passo del Bernina è rappresentata dal bilancio idrico e criosferico dell'area compresa tra il bacino del Diavolezza, la Val Roseg e la valle del Morteratsch. In questo settore, la vicinanza tra la sede dei binari e le lingue di ablazione dei principali apparati glaciali crea una diretta interdipendenza tra le variazioni termiche, il ruscellamento superficiale delle acque di fusione e la stabilità dei rilevati ferroviari. Il fenomeno del ritiro glaciale ha modificato la distribuzione delle pressioni idrostatiche nei terreni morenici adiacenti, rendendo indispensabili interventi diretti sul manto nevoso e sul corpo dei ghiacciai vicini.

La geo-ingegneria al ghiacciaio del Morteratsch: il progetto MortAlive

A poca distanza dalla stazione ferroviaria di Morteratsch, situata a 1896 metri di altitudine, la lingua terminale del ghiacciaio omonimo (Vadret da Morteratsch) è divenuta il fulcro di un programma sperimentale di salvaguardia glaciale denominato MortAlive. Il progetto, sviluppato da un team di glaciologi e ingegneri coordinati dal ricercatore Felix Keller, si basa sull'impiego di tecniche idrauliche e di accumulo artificiale della neve per rallentare il processo di fusione estiva del corpo glaciale. L'obiettivo scientifico risiede nel proteggere la zona di ablazione tramite la creazione di una copertura artificiale di neve in grado di incrementare l'albedo, ossia la percentuale di radiazione solare riflessa dalla superficie del ghiaccio.

La particolarità tecnologica dell'impianto risiede nell'assenza totale di alimentazione elettrica per le operazioni di pompaggio dell'acqua. Il sistema sfrutta la pressione idrostatica generata dal dislivello naturale tra i laghi glaciali situati a quota superiore e le zone di erogazione poste sulla superficie della vedretta. L'acqua di fusione accumulata in estate viene canalizzata e condotta verso una rete di lance per l'innevamento montate su cavi sospesi, disposte al di sopra del ghiacciaio. Durante la stagione invernale, quando le temperature dell'aria scendono al di sotto del punto di congelamento, l'acqua viene nebulizzata sotto la spinta della sola gravità, trasformandosi in neve prima di depositarsi sulla massa di ghiaccio sottostante.

Meccanica dell'albedo e conservazione della massa glaciale

La neve prodotta e distribuita sul Morteratsch agisce come uno strato isolante naturale che riduce l'assorbimento di calore durante i mesi estivi. La neve fresca possiede un indice di albedo compreso tra 0,8 e 0,9, il che significa che riflette fino al 90 percento della radiazione solare incidente. Al contrario, il ghiaccio vivo esposto alla fusione, caratterizzato da accumuli di polveri morreniche e detriti scuri, presenta valori di albedo molto più bassi, speso inferiori a 0,3, accelerando la conversione dell'energia solare in calore percettibile e la conseguente fusione superficiale.

Le stime condotte dai glaciologi evidenziano che la manutenzione continuativa di uno strato di neve artificiale alto alcuni metri su una superficie chiave della lingua glaciale può ridurre in modo significativo la perdita di volume annuale. L'accumulo controllato della neve permette inoltre di stabilizzare il drenaggio delle acque subglaciali, riducendo l'erosione alla base della morfologia della valle e contenendo il rischio di colate detritiche che potrebbero interferire con le opere infrastrutturali a valle, tra cui i ponti e i tomboni di scarico della vicina ferrovia del Bernina.

Sistemi computazionali per la diagnostica delle infrastrutture storiche

Parallelamente agli interventi di geo-ingegneria applicati al ghiacciaio del Morteratsch, la salvaguardia del tracciato ferroviario della Ferrovia Retica impiega moderne metodologie computazionali di diagnostica strutturale. L'intero tragitto compreso tra Tirano e Sankt Moritz è sottoposto a rilievi periodici condotti tramite tecnologia LiDAR (Light Detection and Ranging) sia da elicottero sia da moduli installati su rotabili diagnostici dedicati. Le nuvole di punti ad alta densità generatesi dai rilievi laser consentono di rilevare micro-spostamenti delle opere murarie con una precisione millimetrica.

Sui viadotti storici in pietra, come quello di Brusio o i ponti a campata unica della Val Poschiavo, sono stati applicati estensimetri a fibra ottica e accelerometri piezoelettrici. Questi dispositivi registrano le sollecitazioni dinamiche e le frequenze proprie di vibrazione causate dal passaggio dei convogli passeggeri e merci. I dati acquisiti vengono elaborati mediante algoritmi di analisi agli elementi finiti (FEM), permettendo agli ingegneri strutturisti di valutare lo stato di conservazione delle malte e dei blocchi di granito senza ricorrere a saggi invasivi o all'interruzione del traffico ferroviario.

InSAR e telerilevamento satellitare della sede viaria

L'analisi dello stato del suolo lungo il corridoio alpino viene integrata attraverso l'uso della interferometria radar satellitare SAR (InSAR). Grazie alla comparazione di immagini radar acquisite a intervalli regolari dai satelliti Sentinel-1 del programma europeo Copernicus, gli istituti di ricerca e la direzione tecnica della Ferrovia Retica mappano la velocità di deformazione superficiale dei versanti sovrastanti la linea. Questo approccio consente di identificare i fenomeni di subsidenza o di scivolamento lento dei detriti di falda prima che questi possano manifestarsi con cedimenti visibili sulla sede stradale o sui binari.

L'integrazione tra la modellazione computazionale dei ghiacciai e la geodesia satellitare applicata alle reti di trasporto costituisce un modello operativo unico nelle Alpi Centrali. L'esperienza della ferrovia del Bernina dimostra come la conservazione di un'infrastruttura centenaria non possa prescindere dalla gestione scientifica dei processi naturali dell'ambiente circostante. Dai cantieri per l'innevamento gravity-fed sul Morteratsch fino al monitoraggio computazionale dei viadotti in granito di Brusio, il corridoio tra Tirano e Sankt Moritz consolida il proprio ruolo di laboratorio permanente per l'ingegneria infrastrutturale e la glaciologia applicata.