La diciannovesima edizione della Biennale Internazionale di Architettura di Lione apre i propri spazi con un'indagine tecnica e rigorosa rivolta alla materia e alle infrastrutture concrete della società contemporanea. Il tema portante dell'esposizione si concentra sul riuso industriale delle strutture in cemento armato precompresso, ponendo in primo piano la necessità di rivalutare il patrimonio edilizio pesante realizzato nella stagione del secondo dopoguerra. In un momento in cui le esigenze di transizione energetica impongono una contrazione nell'uso di nuove risorse e una drastica riduzione dei processi di demolizione, la rassegna francese sceglie di spostare l'attenzione sul valore strutturale e sulle prestazioni fisiche dei volumi industriali dismessi.
L'approccio presentato a Lione rifiuta la tentazione di considerare i complessi industriali abbandonati come mere testimonianze storiche da conservare passivamente. La prospettiva adottata è squisitamente ingegneristica e costruttiva: il cemento armato precompresso viene analizzato per le sue doti intrinseche di resistenza meccanica, capacità portante, durabilità e inerzia termica. I grandi complessi produttivi del dopoguerra, realizzati con tassi di armatura elevati e calcestruzzi ad alta densità, costituiscono un hardware infrastrutturale già pronto ad accogliere funzioni ad alto impatto tecnologico, evitando il consumo energetico legato all'edificazione di nuovi involucri.
La massa termica del cemento armato precompresso e l'ingegneria del riuso
Il cemento armato precompresso ha rappresentato una delle innovazioni fondamentali dell'ingegneria strutturale del Novecento, consentendo la realizzazione di silos, magazzini verticali e strutture a grande luce capaci di sostenere sollecitazioni statiche e dinamiche eccezionali. La tecnica della precompressione, basata sull'introduzione di uno stato di tensione artificiale nell'armatura metallica prima dell'applicazione dei carichi d'esercizio, conferisce al materiale una compattezza e una resistenza alle fessurazioni che prolungano in modo significativo la vita utile dell'opera.
Nel contesto della diciannovesima Biennale di Lione, i ricercatori e i progettisti coinvolti dimostrano come la demolizione di questi manufatti costituisca uno spreco di materia e di energia incorporata. Il getto di calcestruzzo ad alto spessore, caratteristico delle pareti continue dei silos dedicati allo stoccaggio di cereali, cementi o materie prime industriali, possiede una massa termica elevatissima. Questa proprietà permette di attenuare e ritardare l'ingresso dell'onda termica esterna, mantenendo le temperature interne stabili indipendentemente dalle oscillazioni climatiche stagionali e giornaliere.
Il riutilizzo di queste strutture parte dunque dalla mappatura accurata dello stato di conservazione dei ferri e delle condizioni del calcestruzzo grezzo. Attraverso saggi non distruttivi, ultrasuoni e analisi magnetometriche, il cantiere contemporaneo è in grado di certificare la capacità residua delle campate e dei pilastri, trasformando strutture concepite originariamente per la movimentazione delle merci in gusci ad alta protezione per le tecnologie avanzate.
Dal silos industriale al centro di calcolo ad alta efficienza
Il focus più innovativo della Biennale riguarda il riutilizzo strutturale dei silos del dopoguerra come centri di calcolo ad alta efficienza termica idrica. La digitalizzazione pervasiva e l'espansione dei servizi di elaborazione dati richiedono la realizzazione di data center strutturati per gestire enormi densità di potenza elettrica e di calore generato. La collocazione dei server all'interno di volumi industriali in cemento armato precompresso risponde in modo diretto alle criticità energetiche che caratterizzano le infrastrutture digitali tradizionali.
La geometria cilindrica e lo spessore murario dei silos post-bellici offrono un isolamento naturale costante, riducendo al minimo la dipendenza dai sistemi di ventilazione e refrigerazione ad aria, noti per gli elevati consumi elettrici. L'integrazione con impianti di raffreddamento ad acqua a circuito chiuso sfrutta l'elevata conducibilità termica della massa cementizia e la verticalità della struttura per ottimizzare i flussi idraulici. Il fluido termovettore scorre lungo i verticali dell'edificio, prelevando il calore direttamente dai rack dei server e dissipandolo in modo controllato senza dispersioni nell'ambiente esterno.
I progetti presentati alla rassegna dimostrano come la combinazione tra inerzia termica e gestione idrica consenta di raggiungere indici di efficienza nell'uso dell'energia nettamente superiori agli standard di categoria. I silos cessano così di essere testimoni muti della produzione manifatturiera passata per convertirsi nei nodi fisici della rete dati contemporanea, dimostrando che l'architettura dell'era digitale può radicarsi direttamente nella pesantezza e nella consistenza materiale dell'ingegneria del Novecento.
Il cantiere dell'ex zuccherificio Les Halles de Lyon
Il punto focale delle manifestazioni espositive della Biennale è rappresentato dal cantiere dell'ex zuccherificio Les Halles de Lyon, scelto come sede e caso studio privileged per l'applicazione diretta di queste teorie costruttive. L'edificio, testimonianza dell'architettura produttiva della regione, è stato oggetto di una riqualificazione strutturale che ne conserva e ne valorizza la massa in calcestruzzo grezzo, integrandola con nuove soluzioni tecnologiche di facciata.
L'esterno dell'ex zuccherificio mostra con chiarezza la sovrapposizione tra la struttura portante originaria e i nuovi elementi di involucro. La superficie scabra del calcestruzzo grezzo viene lasciata a vista, mantenendo visibili le impronte dei casseri e i segni della lavorazione industriale. A questa matrice minerale si aggancia una nuova facciata composita, realizzata mediante l'impiego coordinato di moduli in ghisa e pannelli in alluminio riciclato.
La ghisa, impiegata per gli elementi di ancoraggio, i montanti verticali e i nodi strutturali di raccordo, garantisce la rigidità meccanica necessaria per sostenere i carichi del nuovo involucro senza gravare in modo eccentrico sulle murature esistenti. I pannelli di alluminio riciclato, lavorati con profilature a controllo numerico, vengono integrati direttamente nelle campate tra le pilastrate in cemento armato precompresso, agendo come schermature solari dinamiche e camere di ventilazione naturale.
Il contrasto materico tra la consistenza opaca del calcestruzzo grezzo, la densità scura della ghisa e la precisione industriale dell'alluminio riciclato definisce l'aspetto dell'ex zuccherificio Les Halles de Lyon. L'intervento non nasconde il passato industriale dell'immobile, ma ne potenzia il rendimento termoacustico, trasformando un volume di stoccaggio in uno spazio operativo ad alte prestazioni energetiche.
Infrastruttura e cultura: la trasformazione del patrimonio industriale contemporaneo
La diciannovesima Biennale Internazionale di Architettura di Lione traccia una linea chiara sul futuro della disciplina, dimostrando che la sostenibilità dei processi edilizi non passa attraverso l'invenzione di nuove forme effimere, ma attraverso la conoscenza profonda e la riconversione prestazionale della materia esistente. Il riuso delle strutture in cemento armato precompresso, l'adeguamento dei silos a centri di calcolo e l'integrazione di componenti in ghisa e alluminio riciclato costituiscono un modello replicabile per l'intero contesto europeo.
I materiali da cantiere, le metodologie di saggio, i rilievi geometrici e le simulazioni idrotermiche esposti nel percorso di mostra confermano che le infrastrutture pesanti del dopoguerra possiedono un valore strategico inestimabile. La riconversione dell'ex zuccherificio Les Halles de Lyon testimonia come l'architettura contemporanea possa intervenire sul patrimonio industriale mantenendo la continuità con il lavoro costruttivo del passato e fornendo risposte concrete alle esigenze infrastrutturali e digitali del presente.