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Sul Ghiacciaio del Mandrone con Vittorio Togni: rilievi manuali e rigore sul manto dell'Adamello

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Sul Ghiacciaio del Mandrone con Vittorio Togni: rilievi manuali e rigore sul manto dell'Adamello

Nel panorama delle indagini glaciologiche ad alta quota, la campagna tecnica condotta nel settembre 2026 sul Ghiacciaio del Mandrone rappresenta un momento di fondamentale verifica sul campo. Il settore dell'Adamello, esteso altopiano glaciale situato tra le province di Trento e Brescia, costituisce uno dei bacini nevosi continentali più rilevanti dell'arco alpino meridionale. In questo contesto, il glaciologo Vittorio Togni guida una spedizione d'alta quota mirata a quantificare con precisione i tassi di fusione del ghiaccio e a documentare le trasformazioni strutturali del manto residuale al termine della stagione estiva.

La spedizione di Togni si caratterizza per una scelta metodologica definita: l'adozione esclusiva di strumenti di rilievo topografico analogici e sistemi di misurazione manuale della densità del ghiaccio, rinunciando deliberatamente all'impiego di sensori remoti o reti di trasmissione digitale. In un'epoca in cui la telemetria domina il monitoraggio ambientale, la rilevazione fisica diretta, priva di infrastrutture digitali, garantisce un controllo metrologico privo di interferenze elettroniche o deviazioni causate dalle basse temperature sulla strumentazione digitale.

Il massiccio dell'Adamello e la geografia del Mandrone

Il Ghiacciaio del Mandrone costituisce la lingua principale del complesso glaciale dell'Adamello. Esteso lungo una vallata modellata dall'azione dell'orogenesi alpina, il manto presenta morfologie complesse, caratterizzate da serie di crepacci trasversali, seracchi e ampie superfici di ablazione espositive. Durante il mese di settembre, la superficie del ghiacciaio raggiunge il livello minimo annuale di copertura nevosa, lasciando affiorare il ghiaccio vivo, noto come firn consolidato o ghiaccio basale.

La spedizione di Vittorio Togni ha stabilito la base operativa nella porzione superiore del bacino, operando a quote comprese tra i 2.700 e i 3.100 metri sul livello del mare. La scelta del mese di settembre permette di registrare il bilancio di massa netto dell'annata idrologica, identificando la quota esatta della linea di equilibrio, ovvero il confine altimetrico che separa la zona di accumulo dalla zona di ablazione.

Le caratteristiche geometriche del Mandrone richiedono un rigido protocollo di progressione in cordata. Il ghiaccio affiorante si presenta solcato da beurres e rotte superficiali scavate dal corso delle acque di fusione infraglaciali. La conoscenza dettagliata della topografia glaciale consente alla squadra di muoversi tra le pareti dei crepacci per accedere ai livelli stratigrafici più profondi, necessari per la determinazione della densità apparente del ghiaccio.

Strumentazione analogica e metodi di rilievo manuale

L'approccio tecnico impiegato da Vittorio Togni si fonda sull'uso di strumenti meccanici di alta precisione. Tra la strumentazione da campo figurano paline graduate in alluminio anodizzato, trivelle manuali per carotaggio a sezione costante, livelle ottiche a cannocchiale, bilance a molla tarate per la pesatura campionaria del ghiaccio e barometri atmosferici meccanici con capsula anerode.

L'assenza di dispositivi digitali elimina il rischio di errori derivanti dall'interruzione del segnale satellitare o dalla scarica delle batterie ad alte quote. La determinazione della densità del ghiaccio avviene prelevando carote cilindriche mediante perforatori manuali in acciaio inossidabile. Una volta estratto il campione di ghiaccio dal foro, questo viene misurato nella lunghezza, verificato nel diametro con un calibro verniero meccanico e pesato sul dinamometro di precisione.

Il rapporto tra il peso rilevato e il volume del cilindro fornisce la densità del manto glaciale espressa in chilogrammi al metro cubo. Questo valore varia notevolmente a seconda della profondità e del grado di ricristallizzazione dei grani di neve staggiati negli anni precedenti. Il rigore di questo processo manuale garantisce una serie storica di dati direttamente comparabile con i rilievi glaciologici effettuati nei primi decenni del Novecento.

Posizionamento delle paline e analisi stratigrafica nei crepacci

Un momento chiave della spedizione riguarda l'installazione delle paline di ablazione e l'ispezione delle pareti interne dei crepacci. Vittorio Togni posiziona personalmente una palina graduata in alluminio all'interno di una fenditura strutturale del Mandrone. La palina viene ancorata verticalmente mediante perforazione a mano del ghiaccio duro, garantendo che l'asta rimanga stabile per le successive verifiche temporali.

Mentre fissa il supporto graduato nella parete del crepaccio, Togni controlla contemporaneamente le variazioni di pressione atmosferica locale utilizzando un barometro meccanico da campo racchiuso in una custodia di protezione in metallo. Il barometro aneroide fornisce la lettura esatta della quota barometrica al momento del posizionamento della palina, un dato essenziale per correggere i rilievi topografici effettuati con il livello ottico.

L'accesso all'interno del crepaccio consente di osservare direttamente le striature stratigrafiche del ghiacciaio. Le pareti verticali mettono in evidenza gli strati di accumulo annuale separati da sottili livelli di polvere continentale o sabbia depositatasi durante le tempeste estive. Attraverso l'analisi visiva e tattile di queste sezioni, il glaciologo riconosce la transizione tra il nevaio dell'inverno precedente e le lamine di ghiaccio plastico sottostanti, confermando visivamente la riduzione dello spessore protettivo superficiale.

Ingegneria dei territori glaciali e bilancio di massa

Il lavoro condotto sul Mandrone si inserisce nel contesto dell'ingegneria dei territori alpini, una disciplina che analizza il comportamento idrico e strutturale dei bacini montani in relazione ai cambiamenti climatici e morfologici. Rilevare il tasso di fusione del ghiaccio non significa unicamente registrare una perdita volumetrica, ma fornire elementi tecnici fondamentali per la gestione delle risorse idriche nelle vallate alpine sottostanti.

Il bacino del Mandrone alimenta il sistema idrografico del fiume Sarca e, di conseguenza, il bacino idrico del Lago di Garda. La determinazione esatta dell'equivalente in acqua della neve stoccata e della quantità di ghiaccio basale fuso durante la stagione estiva permette di elaborare modelli previsionali sull'apporto idrico d'inquadramento per l'agricoltura e per la regolazione dei bacini idroelettrici regionali.

I dati raccolti manualmente da Togni attraverso le aste graduate indicano l'entità del regresso lineare dei nevai continentali. Misurando l'abbassamento della superficie del ghiaccio rispetto al bordo superiore della palina di alluminio, si ricava la quantità netta di centimetri di ghiaccio persi a seguito dell'irraggiamento solare e delle temperature medie registrate tra giugno e settembre 2026.

Il valore del rilievo fisico ad alta quota

La campagna svolta sul gruppo dell'Adamello ribadisce l'importanza dell'osservazione scientifica diretta. Nonostante l'evoluzione dei modelli computazionali e delle rilevazioni aerofotogrammetriche, la presenza fisica del ricercatore sul terreno rimane la sola metodologia capace di verificare l'effettiva coesione meccanica del ghiaccio e lo stato di apertura dei reticoli crepacciati.

Le note di campagna redatte a mano da Vittorio Togni su taccuini impermeabili riportano ogni singola coordinata altimetrica, le condizioni del ghiaccio superficiale, la resistenza alla perforazione e i valori barometrici annotati ad ogni stazione di misura. Questo materiale analitico comporrà il rapporto tecnico destinato agli archivi scientifici per il monitoraggio dei ghiacciai alpini.

L'esperienza sul Ghiacciaio del Mandrone nel settembre 2026 conferma come la combinazione di rigore metodologico, utilizzo di strumenti meccanici essenziali e competenza nella lettura del territorio montano continui a rappresentare l'asse portante della glaciologia da campo ad alta quota.