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Ingegneria ad alta quota lungo la rotta del Glacier Express: la resistenza dei viadotti dell'Albula tra St. Moritz e Zermatt

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Ingegneria ad alta quota lungo la rotta del Glacier Express: la resistenza dei viadotti dell'Albula tra St. Moritz e Zermatt

Il viaggio a bordo del Glacier Express, il convoglio che collega le stazioni alpine di St. Moritz e Zermatt attraverso i cantoni dei Grigioni e del Vallese, rappresenta un punto di sintesi tra la geografia estrema dell'arco alpino e il rigore scientifico delle infrastrutture ferroviarie svizzere. L'itinerario si sviluppa lungo centinaia di chilometri superando valichi, gallerie elicoidali e maestose opere d'arte muraria, tra cui spiccano i viadotti della linea dell'Albula, inseriti nel patrimonio mondiale UNESCO. Oltre all'esperienza contemplativa offerta dalle ampie vetrate panoramiche del treno rosso, l'opera ferroviaria cela una complessa realtà ingegneristica legata alla scienza dei materiali. In un ambiente ad alta quota caratterizzato da variazioni termiche repentine, pressioni della neve e vibrazioni sismiche o dinamiche continue, la stabilità dell'infrastruttura si affida all'interazione tra la pietra locale originaria e le soluzioni avanzate in cemento armato e leganti strutturali.

La linea dell'Albula e il viadotto di Landwasser: pietra locale e geometria muraria

Tra le opere più iconiche del tracciato dell'Albula, completato nei primi anni del Novecento dalla Ferrovia Retica (Rhätische Bahn), figura il viadotto di Landwasser nei pressi di Filisur. La struttura presenta un'ampia curva con un raggio di 100 metri, un'altezza di circa 65 metri ed è composta da sei campate ad arco che si innestano direttamente nella parete rocciosa del tunnel omonimo. Dal punto di vista costruttivo, la scelta originaria dei progettisti fu quella di impiegare quasi esclusivamente blocchi di pietra locale, prevalentemente calcare scuro e dolomite estratta nelle vicinanze del cantiere. Questa soluzione non solo facilitava il trasporto dei materiali in valli al tempo prive di strade adeguate, ma garantiva una compatibilità chimico-fisica ideale con l'ambiente circostante.

I blocchi in muratura di pietra squadrata vennero messi in opera utilizzando una calce idraulica capace di resistere all'umidità e ai primi cicli di gelo. L'edificazione dei piloni avvenne senza l'ausilio di tradizionali ponteggi completi a terra, bensì mediante l'impiego di gru a torre ancorate direttamente alle strutture verticali in crescita. La geometria ad arco delle campate permette di distribuire le cariche verticali generate dal peso proprio della struttura e dal transito dei treni convertendo le tensioni di flessione in forze di compressione pura, che la pietra naturale tollera con un elevato margine di sicurezza.

Sollecitazioni fisiche ad alta quota: gelo, escursione termica e vibrazioni

L'esercizio di una linea ferroviaria a quote che superano i 1000 e i 2000 metri sopra il livello del mare impone un monitoraggio continuo dello stato di sollecitazione dei materiali. Le pilonate e le arcate in muratura sono sottoposte a cicli di gelo e disgelo particolarmente aggressivi durante i mesi invernali e primaverili. L'acqua proveniente dallo scioglimento della neve s'infiltra nelle microfratture della pietra e tra i giunti di malta; con il calo delle temperature al di sotto dello zero, la transizione di fase dell'acqua in ghiaccio comporta un aumento di volume di circa il 9%, esercitando una pressione idrostatica interna che rischia di scalzare i giunti e sgretolare la matrice rocciosa.

A questo fenomeno si somma l'escursione termica stagionale e giornaliera. Le variazioni di temperatura tra le ore diurne soleggiate e le notti invernali possono superare i trenta gradi Celsius, generando dilatazioni differenziali tra i paramenti esterni, direttamente esposti all'irraggiamento, e il cuore interno dei piloni. Poiché la pietra possiede un coefficiente di dilatazione termica ridotto ma discontinuo rispetto alle malte tradizionali, tali deformazioni latenti rischiano di innescare fessurazioni longitudinali. Inoltre, il continuo passaggio dei convogli ferroviari introduce sollecitazioni dinamiche periodiche, con frequenze di vibrazione che devono essere smorzate dalla struttura per evitare fenomeni di risonanza strutturale o il progressivo allentamento del modulo elastico della muratura.

Tecnologie di conservazione: iniezioni strutturali e cemento ad alte prestazioni

Per preservare la funzionalità della ferrovia senza alterare il valore storico delle opere d'arte in pietra, la Ferrovia Retica adotta da decenni protocolli di manutenzione scientifica basati su indagini non distruttive. L'analisi dello stato interno dei viadotti avviene tramite sismica a rifrazione, tomografia elettrica e carotaggi diagnostici, strumenti che permettono di individuare vuoti interni o zone di degrado della malta originaria.

Gli interventi di consolidamento moderno prevedono l'impiego di iniezioni di boiacche cementizie fluide ad alta penetrazione, prive di sali nocivi come i solfati, formulate per saturare le cavità microscopiche senza generare reazioni alcali-aggregato dannose per la pietra storica. Nei punti in cui le sollecitazioni di taglio o di trazione superano i limiti di resistenza della muratura antica, si ricorre all'inserimento discreto di tiranti e barre di ancoraggio in acciaio inossidabile o fibra di carbonio, cementate all'interno di perforazioni sub-orizzontali invisibili dall'esterno.

Sotto la sede del ballast (il letto di pietrisco che sostiene i binari), vengono realizzate solette desolidarizzate in cemento armato impermeabilizzato. Queste strutture di ripartizione del carico svolgono una duplice funzione: incanalare le acque piovane e di disgelo verso sistemi di drenaggio dedicati, evitando il contatto diretto con l'intradosso degli archi, e distribuire in modo uniforme le sollecitazioni dinamiche trasmesse dagli assi del treno, riducendo le concentrazioni di carico sui piloni ottocenteschi.

Il viaggio del Glacier Express come sintesi tra tecnica e paesaggio

La traversata completa tra la raffinata St. Moritz e la conca di Zermatt, dominata dalla sagoma del Cervino, si trasforma così in un percorso attraverso oltre un secolo di ingegneria strutturale alpina. Mentre il treno rosso viaggia a velocità moderata consentendo l'osservazione dei rilievi, il sistema sottostante opera in perfetta continuità meccanica. Il contrasto visivo tra il rosso acceso della carrozzeria, il grigio scuro della dolomite murata e il bianco mantello nevoso del passo dell'Albula racchiude la complessa relazione tra opera umana e ambiente montano.

L'efficienza di questa rotta non si basa sull'annullamento della geografia, bensì sulla sua rigorosa comprensione fisica. La scelta di materiali locali come il calcare, unita all'integrazione di leganti polimerici e cementi ad alte prestazioni per la manutenzione contemporanea, ha consentito a queste infrastrutture di resistere a più di dodici decenni di condizioni climatiche estreme. Il viaggio lungo il percorso del Glacier Express offre quindi una prospettiva privileged sulla continuità della ricerca ingegneristica, dove l'innovazione tecnologica non sostituisce il patrimonio storico, ma ne garantisce la permanenza funzionale al servizio della mobilità e della cultura contemporanea.