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Monte Pasubio: la Strada delle 52 Gallerie diventa un laboratorio di ingegneria e conservazione digitale

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Monte Pasubio: la Strada delle 52 Gallerie diventa un laboratorio di ingegneria e conservazione digitale

Nelle Prealpi Vicentine, la parete sud-orientale del massiccio del Monte Pasubio custodisce una delle opere d'ingegneria militare più articolate del primo conflitto mondiale. La Strada delle 52 Gallerie, identificata ufficialmente come rotabile 360, fu concepita e realizzata tra il febbraio e il novembre del 1917 per garantire un collegamento costante e protetto tra il piano della Val Leogra e la zona sommitale del Pasubio. L'obiettivo tattico era consentire il transito di salmerie, truppe e salmerie pesanti al riparo dal fuoco diretto dell'artiglieria austro-ungarica, che dominava la vicina Val Posina. Oggi, a più di un secolo dalla sua realizzazione, questa infrastruttura intagliata nella dolomia primaria ha avviato un processo di trasformazione sistemica: da itinerario storico e monumentale a modello operativo di escursionismo scientifico basato sul rilevamento digitale, sul monitoraggio geotecnico e sulla conservazione della materia rocciosa.

L'integrità strutturale del percorso richiede un'attenzione costante a causa delle condizioni ambientali estreme in cui versa il manufatto. I cicli di gelo e disgelo, il dilavamento delle acque meteoriche, la natura carsica della roccia calcarea e la pendenza delle pareti verticali generano sollecitazioni continue sulle volte dei trafori e sui muri di sostegno a secco. L'applicazione di moderne tecnologie di scansione tridimensionale e la mappatura ad alta risoluzione consentono agli ingegneri e ai geologi di quantificare con precisione millimetrica l'evoluzione dei cinematismi di dissesto, garantendo la conservazione dell'opera e la sicurezza di chi la percorre.

L'infrastruttura del 1917: numeri e cantiere della 33ª Compagnia Minatori

La realizzazione della Strada delle 52 Gallerie resta una testimonianza fondamentale dell'ingegneria dell'Esercito Italiano. Il cantiere fu coordinato dal capitano Giuseppe Zappa con il supporto del tenente Giuseppe Cassina, appartenenti alla 33ª Compagnia Minatori del Genio Militare, affiancati da reparti di fanteria e centinaia di lavoratori civili. La strada si snoda per una lunghezza complessiva di circa 6.550 metri, dei quali oltre 2.280 metri sono scavati interamente all'interno della montagna. Il tracciato copre un dislivello di 712 metri, partendo dalla quota di 1.216 metri di Bocchetta Campiglia per raggiungere i 1.928 metri delle Porte del Pasubio, nei pressi del Rifugio Achille Papa.

Ciascuna delle 52 gallerie possiede caratteristiche geometriche uniche, dettate dalla conformazione geologica dello sperone roccioso e dalla necessità di guadagnare quota nel minor spazio orizzontale possibile. Tra le peculiarità ingegneristiche dell'opera figurano le seguenti strutture e soluzioni costruttive:

  • La sequenza elicoidale: diverse gallerie, tra cui la numero 20 (denominata "Cadorna"), sono state scavate a forma di spirale all'interno del pilastro roccioso per superare dislivelli verticali senza sporgere sulla parete esterna.
  • I finestroni di aerazione e illuminazione: varchi d'aria e luce aperti lungo la roccia verso il precipizio, progettati per garantire la visibilità interna, lo smaltimento del fumo dei motori e la ventilazione naturale.
  • Il profilo della sede stradale: una larghezza media di 2,28 metri con pendenze che toccano la media del 12% fino a punte del 22%, pensata per consentire il passaggio contemporaneo di due muli carichi.
  • Opere di contenimento in muratura: muri di sostegno a secco collocati sui tratti esterni a sbalzo, realizzati con la stessa pietra calcarea estratta dallo scavo dei trafori.

Rilievi 3D e fotogrammetria: la digitalizzazione della roccia viva

Nel panorama della conservazione delle infrastrutture storiche in ambiente montano, la gestione della Strada delle 52 Gallerie adotta standard scientifici d'avanguardia. I metodi d'indagine tradizionali, basati unicamente su ispezioni visive, sono integrati da campagne metodiche di rilevamento digitale effettuate tramite aeromobili a pilotaggio remoto (APR) ed elisotrasportati dotati di sensori LiDAR e fotocamere ad altissima risoluzione ottica.

I dati raccolti sul campo vengono rielaborati per generare modelli digitali di elevazione (DEM) e nuvole di punti tridimensionali di estrema densità. Questi modelli permettono di mappare ogni singola frattura del ammasso roccioso, analizzare l'orientamento delle famiglie di discontinuità strutturali e individuare i blocchi di roccia potenzialmente instabili situati al di sopra degli ingressi delle gallerie. Attraverso il confronto periodico delle nuvole di punti acquisite in stagioni diverse, i geologi sono in grado di misurare eventuali spostamenti infinitesimali della massa lapidea con margini di errore inferiori al millimetro, prevenendo crolli e distacchi improvvisi.

Parallelamente ai rilievi aerei, l'interno delle gallerie viene sottoposto a scansioni laser terrestri (TLS). Questa procedura consente di analizzare lo stato di conservazione delle volte non rivestite e la stabilità delle sezioni dove fu impiegato il calcestruzzo grezzo. L'integrazione di questi dati all'interno dei sistemi informativi geografici (GIS) costituisce una banca dati digitale fondamentale per pianificare gli interventi di consolidamento e restauro strutturale senza alterare il valore storico del manufatto.

Consolidamento strutturale e sicurezza lungo il percorso del traforo numero 19

Scorcio roccioso dell'ingresso di una galleria scavata nella roccia con pareti in calcestruzzo grezzo e vegetazione alpina
L'ingresso del traforo numero 19, caratterizzato dal portale in calcestruzzo grezzo, dalla roccia incisa e dalla vegetazione alpina circostante.

Un esempio significativo della complessità tecnica di questi interventi riguarda il tratto in corrispondenza del traforo numero 19, denominato "Sardegna". L'ingresso della galleria presenta un portale in calcestruzzo grezzo risalente alla fase finale dei lavori del 1917, integrato direttamente nella parete calcarea e circondato dalla vegetazione alpina ruderale e pioniere che colonizza le sporgenze rocciose.

L'azione combinata degli agenti atmosferici e la pressione esercitata dalle radici delle piante sulle fessure superficiali richiedono un protocollo di restauro conservativo rigido. Gli interventi di consolidamento eseguiti sul traforo numero 19 e sui portali adiacenti seguono principi di minimo intervento e reversibilità:

  • Ancoraggi e tiranti passanti: inserimento di barre d'acciaio inossidabile all'interno dei blocchi rocciosi fratturati per legarli al nucleo profondo e stabile della montagna, riducendo l'impatto visivo esterno.
  • Reti paramassi ad alta resistenza: posa di reti in cavo d'acciaio posizionate aderenti alla parete sommitale, studiate per bloccare la caduta di frammenti detritici senza nascondere la trama naturale della roccia.
  • Risanamento delle opere in calcestruzzo: trattamento delle superfici in calcestruzzo grezzo d'epoca con inibitori di corrosione e malte idrauliche a basso modulo elastico, prive di cementi aggressivi, per arrestare il degrado delle armature interne e mantenere la tessitura originaria.
  • Regimentazione idraulica: realizzazione di canalette discrete per il drenaggio delle acque di sgocciolamento interno, evitando la formazione di stalattiti di ghiaccio invernali che danneggerebbero le volte.

L'escursionismo scientifico sulle Prealpi Vicentine: fruizione responsabile e dati geotecnici

L'evoluzione della Strada delle 52 Gallerie segna un passaggio concettuale rilevante nel settore del turismo montano e della fruizione dei beni culturali del 2026. L'itinerario non è più considerato unicamente come una meta escursionistica ad alto impatto paesaggistico, ma viene valorizzato come un percorso di conoscenza sul campo, dove l'infrastruttura storica dialoga con le scienze della Terra.

Grazie all'installazione di una rete integrata di monitoraggio micro-sismico e di estensometri posizionati nei punti più critici del tracciato, la gestione della sicurezza è diventata dinamica. I dati raccolti continuativamente dai sensori vengono trasmessi alle centrali di monitoraggio territoriale, consentendo di valutare in tempo reale la risposta della struttura agli eventi meteorologici estremi, come piogge intense o rapidi scioglimenti delle nevi. Questo approccio basato sulle evidenze fisiche permette agli enti locali e alla Sezione del Club Alpino Italiano competente di pianificare la manutenzione straordinaria e regolare il flusso dei visitatori in modo consapevole.

L'escursionista che affronta oggi il percorso viene coinvolto in una fruizione informata e rigorosa. L'impiego di supporti digitali basati sulla sovrapposizione dei dati fotogrammetrici consente di rilevare la complessa stratigrafia geologica del Monte Pasubio, le tecniche di minamento impiegate dalla 33ª Compagnia e l'immenso valore materiale racchiuso in ogni singolo metro di roccia scavata. La Strada delle 52 Gallerie dimostra come la scienza della conservazione e l'ingegneria del territorio possano trasformare un'opera di difesa militare in una risorsa culturale permanente, dove la materialità della pietra e la precisione della tecnologia garantiscono la trasmissione della memoria alle generazioni future.