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Porto di Trieste: la decarbonizzazione del Molo VII e l'evoluzione tecnologica dell'Alto Adriatico

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Porto di Trieste: la decarbonizzazione del Molo VII e l'evoluzione tecnologica dell'Alto Adriatico

Il porto commerciale di Trieste occupa una posizione geografica e strategica di primario rilievo nel contesto dei commerci marittimi tra l'Asia, la sponda meridionale del Mediterraneo e l'Europa continentale. In questo snodo, l'infrastruttura del Molo VII rappresenta l'impianto principale dedicato alla movimentazione dei container. Attraverso l'adozione di rigorosi protocolli di ammodernamento tecnologico e la pianificazione di interventi mirati alla sostenibilità energetica, il terminal sta attraversando una fase di trasformazione strutturale. Al centro di questo processo si collocano l'elettrificazione delle banchine, nota a livello internazionale come sistema di cold ironing, e l'integrazione di sistemi automatici di sollevamento e movimentazione coordinati direttamente con la rete ferroviaria interna.

La necessità di ridurre le emissioni inquinanti nei bacini portuali urbani e industriali ha spinto l'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale e i gestori del terminal a sviluppare soluzioni ingegneristiche in grado di disaccoppiare la crescita dei volumi di merci movimentate dall'impatto ambientale dei vettori marittimi e terrestri. In quest'ottica, il rigore scientifico applicato alla gestione dell'energia e dell'automazione dei processi diviene l'elemento chiave per ridefinire la competitività dell'Alto Adriatico lungo i corridoi logistici transeuropei.

Elettrificazione delle banchine: architettura tecnica del cold ironing

Quando una nave portacontainer di grande stazza si trova all'ormeggio, la disattivazione dei motori di propulsione principale non comporta lo spegnimento totale degli impianti di bordo. I generatori ausiliari, alimentati solitamente a combustibile fossile, devono rimanere in funzione continua per garantire la refrigerazione dei container refrigerati (reefer), la ventilazione, l'illuminazione e i sistemi di sicurezza dell'imbarcazione. Questo processo comporta un consumo costante di carburante e la conseguente immissione in atmosfera di ossidi di zolfo (SOx), ossidi di azoto (NOx), particolato sottile e anidride carbonica.

L'implementazione del sistema di alimentazione elettrica da terra presso le banchine del Molo VII permette alle navi portacontainer di spegnere integralmente i propri generatori ausiliari durante la sosta. L'infrastruttura richiede la realizzazione di sottostazioni elettriche ad alta e media tensione posizionate nell'area portuale, capaci di prelevare l'energia dalla rete nazionale e trasformarla per soddisfare i requisiti specifici del naviglio mercantile.

Una delle principali sfide ingegneristiche legata all'elettrificazione portuale risiede nella gestione delle frequenze e dei voltaggi. Mentre la rete elettrica terrestre europea opera a una frequenza di 50 Hertz, una percentuale rilevante delle navi commerciali di ultima generazione adotta standard a 60 Hertz con tensioni di esercizio che possono raggiungere gli 11 kilovolt. Il piano di decarbonizzazione comprende pertanto l'installazione di convertitori di frequenza statici di grande potenza e quadri di distribuzione blindati lungo il ciglio della banchina. Attraverso bracci meccanizzati o pozzetti a scomparsa, i cavi ad alta tensione vengono collegati ai quadri di bordo della nave, garantendo la continuità dell'alimentazione priva di emissioni dirette in loco.

Automazione del piazzale e movimentazione su rotaia

Parallelamente all'elettrificazione delle fonti energetiche per i vettori marittimi, il Molo VII è interessato da un aggiornamento mirato del parco macchine di banchina e di piazzale. L'elemento distintivo di questo assetto è rappresentato dalle gru a portale automatiche su rotaia, denominate RMG (Rail-Mounted Gantry cranes). A differenza dei tradizionali carrelli elevatori o delle gru gommate azionate da motori diesel, le gru RMG funzionano interamente tramite alimentazione elettrica a linea blindata o cavo a tamburo, annullando le emissioni atmosferiche durante le operazioni di stoccaggio e sollevamento.

L'integrazione di queste strutture si basa su sistemi di posizionamento ad alta precisione guidati da sensori laser, telecamere ad alta risoluzione e software di gestione del terminal (Terminal Operating System - TOS). Questi strumenti consentono l'inforcamento e la deposizione dei container con tolleranze millimetriche, riducendo le tempistiche operative e migliorando i livelli di sicurezza per le maestranze di terra.

Il fattore distintivo del Molo VII risiede nella diretta adiacenza tra le aree di stoccaggio delle gru a portale e la ferrovia interna al terminal. Il flusso operativo prevede che la gru ad alto scartamento prelevi il container dal blocco di stoccaggio o dal vettore di piazzale e lo posizioni direttamente sui vagoni ferroviari posizionati sui binari dedicati. Questo processo privo di passaggi intermedi ottimizza la catena di trasferimento della merce, limitando l'impiego di mezzi gommati interni ed eliminando le rotture di carico non necessarie.

La centralità logistica dell'Alto Adriatico nel quadro europeo

L'efficientamento strutturale del porto di Trieste si inserisce in un quadro geopolitico ed economico dominato dalla necessità di ottimizzare le rotte commerciali mondiali. Rispetto ai porti del Nord Europa (il cosiddetto Northern Range, che comprende scali come Rotterdam, Amburgo e Anversa), i porti dell'Alto Adriatico offrono una rotta marittima più breve per le navi provenienti dal Canale di Suez e dirette verso i mercati dell'Europa centrale e orientale.

La disponibilità di fondali naturali di elevata profondità (oltre i 18 metri) permette al Molo VII di accogliere le navi portacontainer di maggiore stazza attualmente in navigazione. Tuttavia, il vantaggio della profondità dei fondali e della brevità della navigazione marittima necessita di essere supportato da un'infrastruttura di terra efficiente e decarbonizzata. La combinazione tra l'alimentazione elettrica da terra per i giganti del mare e il trasferimento rapido del carico su ferrovia rafforza l'attrattività dello scalo triestino per le principali compagnie di navigazione globali.

Oltre il 50% delle merci in container che transita per il porto di Trieste prosegue la propria rotazione tramite trasporto ferroviario, servendo direttamente nodi logistici situati in Austria, Germania, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. L'elettrificazione del Molo VII e il potenziamento delle gru RMG consentono di consolidare questa propensione intermodale, allineando lo scalo agli standard ambientali imposti dalle direttive europee sui corridoi di trasporto della rete TEN-T (Trans-European Transport Network), con particolare riferimento al Corridoio Baltico-Adriatico.

Rigore ingegneristico e prospettive di sviluppo infrastrutturale

Il completamento del piano di decarbonizzazione e automazione richiede una pianificazione rigorosa delle capacità di carico della rete elettrica locale. L'assorbimento di potenza di più navi di grandi dimensioni collegate contemporaneamente in banchina può raggiungere picchi di diverse decine di megawatt. Per far fronte a tali requisiti senza compromettere la stabilità della rete cittadina e industriale vicina, il progetto prevede l'integrazione di sistemi di accumulo di energia e la gestione intelligente dei carichi tramite reti digitali di monitoraggio in tempo reale.

L'innovazione dei materiali impiegati per le linee di contatto elettrico in banchina, unitamente all'adozione di rivestimenti ad alta resistenza contro l'azione corrosiva dell'ambiente salino marittimo, garantisce la longevità delle apparecchiature installate. La scelta di materiali conduttori avanzati e di sistemi di isolamento ad alte prestazioni riduce al minimo le dispersioni di carica lungo le linee di distribuzione interne al Molo VII.

L'ammodernamento delle banchine del Molo VII del porto di Trieste mostra come il patrimonio infrastrutturale di uno scalo storico possa evolversi attraverso l'applicazione di metodologie scientifiche e ingegneristiche rigorose. La transizione verso l'azzeramento delle emissioni in banchina e l'automazione dei flussi verso la ferrovia definiscono un nuovo modello di operatività portuale, in grado di coniugare le esigenze dell'industria marittima globale con la tutela ambientale del territorio.