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Tyrrhenian Link: Completata la Posa del Cavo Elettrico Sottomarino a 2150 Metri di Profondità

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Tyrrhenian Link: Completata la Posa del Cavo Elettrico Sottomarino a 2150 Metri di Profondità

Nel tardo agosto 2026, il completamento delle operazioni di posa sottomarina del Tyrrhenian Link segna un punto di svolta per l'infrastruttura energetica del Mediterraneo. L'opera, sviluppata da Terna per unire Campania, Sicilia e Sardegna attraverso un doppio cavo elettrico in corrente continua ad alta tensione (HVDC) da 500 kV, ha visto impegnate navi posacavi di ultima generazione e sistemi di esplorazione robotica alle massime batimetriche mai raggiunte nel bacino tirrenico. Con una profondità operativa che tocca i 2150 metri al di sotto del livello del mare, la posa del cavo ha richiesto una combinazione complessa di ingegneria navale, geologia marina e scienze dei materiali, trasformando il fondale tra la penisola e le due isole maggiori in un osservatorio di rilievo scientifico e tecnologico.

Sui monitor di bordo della nave posacavi, la sala di controllo restituisce l'immagine ad alta risoluzione elaborata dal sistema sonar ad apertura sintetica e dalle videocamere ad alta definizione montate sui veicoli sottomarini operati da remoto (ROV). Il braccio meccanico del robot multifunzione appare immerso nella visibilità ridotta delle piane abissali, impegnato nelle manovre di scavo e interramento del cavo blindato all'interno del sedimento marino. Attraverso rilevamenti acustici e sensori di pressione idrostatica, gli operatori tracciano millimetricamente il contatto tra la struttura metallica del conduttore e la superficie del fondale, verificando l'assenza di tensioni meccano-strutturali dannose per la linea elettrica.

La geologia del Tirreno meridionale osservata dai veicoli sottomarini

La posa del Tyrrhenian Link ha imposto un'esplorazione dettagliata della morfologia fondale del Tirreno meridionale. Questo bacino marino è caratterizzato da una complessa evoluzione tettonica, con piane abissali racchiuse tra ripidi scarpati continentali, dorsali vulcaniche sottomarine e una fitta rete di canyon sismicamente attivi. L'impiego dei veicoli ROV durante le fasi di tracciamento e predisposizione del percorso ha consentito di mappare con precisione millimetrica l'interazione tra i sedimenti superficiali e la roccia di falda.

Le scansioni effettuate tramite multibeam e profilatori di sottofondo hanno evidenziato la presenza di depositi torbiditici e croste basaltiche nelle aree prossime alle strutture vulcaniche abissali. Per garantire la stabilizzazione del cavo a una quota di 2150 metri, i tecnici hanno dovuto calibrare le traiettorie di posa evitando i costoni rocciosi a forte pendenza e le zone soggette a instabilità dei versanti. L'analisi dei campioni di sedimento prelevati dai bracci robotici ha fornito dati analitici sulla resistenza al taglio dei fanghi pelagici, parametro fondamentale per calibrare la forza di spinta degli strumenti di interramento meccanico idro-getto (jetting ROV).

Tecnologia di posa a 2150 metri di profondità

Raggiungere una batimetrica di 2150 metri esige soluzioni ingegneristiche avanzate per la gestione della tensione di tiro durante la discesa del cavo dalla nave alla sede abissale. A quella profondità, la colonna d'acqua esercita una pressione idrostatica superiore a 210 bar, mentre il peso proprio della campata sospesa tra la carrucola della nave e il fondale genera sollecitazioni meccaniche estreme sulla struttura esterna della condotta.

Le navi posacavi impiegate per il Tyrrhenian Link utilizzano sistemi di posizionamento dinamico di classe DP3, guidati da reti di riferimento satellitare e trasponditori acustici posti sul fondo marino. Questi apparati mantengono lo scafo immobile rispetto alla rotta prefissata con una tolleranza centimetrica, compensando l'azione di venti, onde e correnti di profondità. Il sistema di tensionamento di bordo regola la velocita di srotolamento in funzione dei dati inviati in tempo reale dai sensori di carico del braccio robotico posizionato sul fondale, prevenendo la formazione di pieghe o lo schiacciamento dell'isolante metallico.

Anatomia del cavo blindato e protezione dei fondali

La linea sottomarina ad alta tensione è progettata per resistere a condizioni chimico-fisiche severe ed eventuali impatti di natura antropica o naturale. Il conduttore centrale, in rame o alluminio a elevata purezza, è protetto da un sistema di isolamento ad estrusione polimerica (XLPE) o da carta impregnata con miscele viscose ad alta densità. La protezione contro l'ingresso d'acqua e la pressione idrostatica è assicurata da una guaina continua in piombo o alluminio, a sua volta rivestita da strati alternati di fili d'acciaio zincato ad alta resistenza (doppia armatura controelicolare).

  • Conduttore principale: Rame di elevata conducibilità elettrica ottimizzato per correnti continue fino a 500 kV.
  • Isolamento elettrico: Polimeri estrusi ad alta densità in grado di sopportare elevati gradienti termici ed elettrici.
  • Barriera di tenuta idrica: Estruso metallico continuo privo di saldature per prevenire l'infiltrazione d'acqua sotto pressione.
  • Armatura di protezione: Trecce di fili d'acciaio ad alta resistenza meccanica disposte ad elica per assorbire i carichi di trazione.
  • Rivestimento esterno: Materiali sintetici anti-abrasione per resistere all'attrito con il sedimento del fondale.

Nei tratti in cui il fondale presenta sedimenti sabbiosi o limosi, il ROV subacqueo impiega ugelli ad alta pressione per fluidificare il terreno e consentire l'affondamento naturale del cavo a una profondità di sicurezza (interramento per jetting). Nelle sezioni caratterizzate da roccia affiorante, la protezione viene completata mediante l'applicazione di gusci articolati in ghisa nodulare o la deposizione controllata di materiale litoide dosato da tubi guida calati dalla superficie.

Valore infrastrutturale e integrazione delle reti insulari

L'infrastruttura del Tyrrhenian Link rappresenta un'opera fondamentale per il rafforzamento della rete elettrica nazionale italiana. Collegando il nodo di Battipaglia in Campania con Termini Imerese in Sicilia, e quest'ultima con la costa meridionale della Sardegna (Terra Mala), l'opera crea un anello di trasmissione in corrente continua con una capacita complessiva di 1000 MW per ciascuna tratta.

La capacità di scambiare energia bidirezionale tra le isole e il continente ottimizza la gestione dei flussi generati da fonti rinnovabili, riducendo le congestioni di rete e incrementando la sicurezza operativa del sistema elettrico. Il completamento delle fasi di posa nel tardo agosto 2026 stabilisce un precedente tecnico per la realizzazione di interconnessioni sottomarine in ambienti oceanici e mari chiusi ad elevata profondità, dimostrando l'efficacia dell'integrazione tra robotica subacquea avanzata, scienze geologiche e ingegneria dei materiali metallici.