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I segreti di carta di Raffaello: l'indagine ad infrarossi sul cartone della Scuola di Atene alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana

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I segreti di carta di Raffaello: l'indagine ad infrarossi sul cartone della Scuola di Atene alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana

Il cartone preparatorio per la Scuola di Atene, realizzato da Raffaello Sanzio tra il 1509 e il 1510 e custodito presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, rappresenta il più grande disegno rinascimentale pervenuto integramente fino a noi. Con un'estensione di circa 2,85 metri in altezza per 8,04 metri in larghezza, l'opera non è soltanto un capolavoro figurativo, ma costituisce un complesso manufatto di ingegneria cartacea. Acquistato nel 1610 dal cardinale Federico Borromeo dai conti Visconti di Brignano, il cartone è stato oggetto di un imponente intervento di restauro e di una campagna diagnostica avanzata che ha ridefinito la conoscenza dei processi creativi dell'artista urbinate.

L'indagine scientifica, coordinata dall'Ambrosiana con la consulenza metodologica dell'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ISCR) ed eseguita dal restauratore Maurizio Michelozzi, ha impiegato la riflettografia ad infrarossi (IRR) ad alta risoluzione. Questa tecnica di indagine ottica non invasiva ha permesso di penetrare lo strato superficiale dei pigmenti e della sporcizia accumulata nei secoli, rivelando con assoluta precisione la trama sottostante dei tratti a carboncino e la sequenza dei pentimenti ideativi di Raffaello.

La struttura materiale dei fogli di carta d'altare del Cinquecento

Per comprendere la portata delle scoperte diagnostiche, è necessario analizzare la costituzione fisica dell'opera. Il supporto non è formato da un unico rotolo, bensì dall'assemblaggio di oltre duecento singoli fogli di carta fabbricati a mano nel Cinquecento, definiti in epoca rinascimentale "fogli di formato reale" o "carta d'altare". Questi fogli, ottenuti dal maceramento e dalla lavorazione di stracci di lino e canapa, vennero incollati tra loro con amido di frumento per creare una superficie continua tale da coprire l'intera parete della Stanza della Segnatura in Vaticano.

L'esame della carta alla lampada di Wood e in luce radente ha messo in evidenza le vergelle, le catenelle e le filigrane originarie impressele dalle forme metalliche delle cartiere dell'epoca. Sulla superficie di cellulosa, Raffaello ha steso un'articolata preparazione, applicando prima il disegno di fondo a carboncino, poi i passaggi chiaroscurali sfumati e infine i tocchi di biacca (pigmento a base di carbonato basico di piombo) per definire le zone di massima luce e dare tridimensionalità ai corpi dei filosofi.

La riflettografia ad infrarossi e la rivelazione dei pentimenti

La riflettografia ad infrarossi sfrutta la capacità della radiazione infrarossa di attraversare la materia trasparente a determinati intervalli di lunghezza d'onda, venendo assorbita in modo elettivo dai materiali a base carboniosa. Poiché il carboncino utilizzato da Raffaello è composto essenzialmente da carbonio puro, la radiazione infrarossa viene assorbita dai tratti del disegno sottostante, restituendo sullo schermo un'immagine digitale ad altissimo contrasto.

Tra le scoperte più rilevanti emerse dall'indagine riflettografica figurano i numerosi pentimenti compositivi. Le immagini infrarosse hanno mostrato come Raffaello abbia ripensato più volte la posizione delle figure e la caduta dei panneggi prima di giungere alla stesura finale. Di particolare interesse scientifico è la verifica riguardante la figura del filosofo Eraclito, posizionato in primo piano intento a scrivere appoggiato a un blocco di marmo (tradizionalmente identificato con il ritratto di Michelangelo Buonarroti). La riflettografia ha confermato che Eraclito non compare nel cartone dell'Ambrosiana: questa figura venne aggiunta da Raffaello direttamente sull'intonaco fresco della parete vaticana a ciclo quasi ultimato, a dimostrazione di come il cartone rappresenti la fase originale e completa del primo progetto figurativo.

  • Correzioni anatomiche: L'infrarosso ha rivelato il posizionamento iniziale delle mani e delle inclinazioni dei volti di vari filosofi, tra cui Diogene e Parmenide, modificati con rapidi tratti trasversali di carboncino.
  • Modifiche alle architetture: I rilievi geometrici dello sfondo e le linee di prospettiva centrale mostrano incisioni cieche e quadrirettature a stilo non visibili a occhio nudo.
  • Uso della biacca: La distribuzione della biacca riaffiora nelle scansioni termografiche come un reticolo denso, applicato a pennello per calibrare i volumi prima del trasferimento su parete.

I fori di spolveratura e l'analisi al microscopio ultravioletto

Uno degli elementi fisici di maggiore interesse ingegneristico è la presenza dei micro-fori praticati lungo i contorni delle figure, funzionali alla tecnica dello spolvero. Per trasferire il disegno dal cartone alla parete da affrescare, i contorni venivano punzonati con un ago sottile; successivamente, accostato il foglio all'intonaco fresco, si picchiettava lungo le perforazioni un sacchetto contenente polvere di carboncino, lasciando una traccia puntinata guida per il pittore.

L'osservazione dettagliata condotta in laboratorio con lampade ultraviolette e microscopi stereoscopici ha rivelato la struttura conica di questi minuscoli fori. L'analisi ha consentito di distinguere le perforazioni originali realizzate dalla bottega di Raffaello da quelle eseguite in epoche successive per trarre copie dall'opera. La perfetta conservazione dei margini della maggior parte dei fori dimostra come questo foglio non fu direttamente sottoposto alla violenza meccanica dei processi di cantiere più aggressivi, rimanendo nella disponibilità del maestro come modello primario di riferimento.

L'intervento di restauro e l'ingegneria del nuovo display espositivo

Il restauro del cartone ha richiesto il consolidamento strutturale del supporto cartaceo. Nel corso dei secoli, l'opera aveva subito interventi invasivi, tra cui l'applicazione di foderature posteriori in tela che esercitavano tensioni meccaniche disomogenee sui fogli cinquecenteschi. Maurizio Michelozzi ha proceduto alla rimozione controllata dei vecchi supporti di rinforzo e delle colle animali degradate, che provocavano l'irrigidimento delle fibre di cellulosa.

I fogli sono stati puliti superficialmente tramite micro-aspirazione e gum-cleaning per eliminare le particelle depositate, mantenendo intatte le stesure fragili di carboncino e biacca. Le lacerazioni e le lacune della carta sono state risarcite con fibre di carta giapponese a grammo ridotto, legate con etere di cellulosa idrosolubile, garantendo la reversibilità totale dell'intervento secondo i rigorosi standard metodologici del restauro moderno.

Per la conservazione a lungo termine dell'opera, è stata progettata una vetrina monolitica speciale a controllo microclimatico attivo. La struttura, dotata di vetri stratificati extra-chiari con trattamento anti-riflesso e filtro totale dei raggi ultravioletti, mantiene costanti i parametri di umidità relativa (attorno al 50-55%) e temperatura (20°C). Il cartone è montato su un telaio autoportante leggermente inclinato per scaricare le sollecitazioni gravimetriche senza sottoporre la carta a strappi strutturali.

La riconfigurazione scientifica del processo di Raffaello

I risultati ottenuti tramite la riflettografia ad infrarossi e l'analisi chimico-fisica dei materiali hanno ridefinito la storiografia del lavoro metodico di Raffaello. L'opera dell'Ambrosiana non appare più soltanto come uno strumento tecnico intermedio destinato all'uso di bottega, ma emerge come un'opera autonoma di straordinario rigore ingegneristico ed esecutivo.

La precisione dei tratti a carboncino, la densità dei punti di spolvero e la complessa maglia di fogli assemblati documentano il momento esatto in cui il pensiero figurativo del Rinascimento si concretizza nella materia. Le tecnologie diagnostiche contemporanee hanno così restituito alla comunità scientifica la reale sostanza fisica del lavoro di Raffaello, dimostrando come l'analisi microscopica del dato materiale sia indispensabile per la comprensione della storia dell'arte.