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Il restauro del Mosaico di Alessandro al MANN: ingegneria sismica e telai in fibra di carbonio a tutela del capolavoro ellenistico

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Il restauro del Mosaico di Alessandro al MANN: ingegneria sismica e telai in fibra di carbonio a tutela del capolavoro ellenistico

Il cantiere di restauro del Mosaico di Alessandro, custodito presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), rappresenta uno dei progetti di conservazione e ingegneria del patrimonio culturale più complessi del panorama internazionale. Rinvenuto nel 1831 all'interno della Casa del Fauno a Pompei, questo imponente manufatto eseguito secondo la tecnica dell'opus vermiculatum raffigura la storica battaglia di Isso tra l'esercito di Alessandro Magno e le forze persiane guidate da Dario III. Con una superficie di circa venti metri quadrati e un peso complessivo che supera le sette tonnellate compreso il supporto storico, il mosaico costituisce una delle testimonianze più significative dell'arte parietale e pavimentale di epoca ellenistica.

La decisione di avviare un intervento strutturale e conservativo di ampio respiro è scaturita dal progressivo aggravarsi dei fenomeni di degrado che interessavano sia la superficie musiva sia la parete di supporto. Posizionato in verticale nei primi decenni del Novecento lungo le pareti delle sale espositive del MANN, il mosaico poggiava su un telaio in ferro e su un letto di malta cementizia e calce realizzato durante le fasi di musealizzazione storica. Le differenti dilatazioni termiche dei materiali impiegati in passato, unite alle sollecitazioni meccaniche e alla naturale degradazione dei leganti, avevano innescato una serie di distacchi parziali, microfratture e avvallamenti lungo l'estensione dell'opera.

Il quadro diagnostico e le patologie del supporto storicizzato

Prima dell'avvio delle operazioni meccaniche di cantiere, l'opera è stata sottoposta a un'articolata campagna di indagini diagnostiche non invasive. Attraverso tomografie a ultrasuoni, rilievi georadar, termografia ad infrarossi e fotogrammetria digitale a rilievo tridimensionale ad alta risoluzione, i tecnici del restauro e gli ingegneri strutturisti hanno tracciato la mappa interna delle cavità, dei vuoti e delle discontinuità presenti tra il manto di tessere e la muratura di supporto sottostante.

L'analisi dello stato di fatto ha evidenziato come la combinazione tra l'elevato peso proprio della struttura e l'irrigidimento progressivo delle malte storiche avesse creato uno stato di tensione costante sulla superficie. Le tessere in pasta vitrea e materiale lapideo, unite da sottilissimi giunti di malta di allettamento originale, rischiavano di soffrire decoesioni irreversibili qualora la parete fosse stata sottoposta a eventi sismici o a vibrazioni ambientali derivanti dal contesto urbano e dalle attività del museo. Si è reso pertanto indispensabile progettare un sistema strutturale del tutto nuovo, in grado di alleggerire il carico e disaccoppiare l'opera dagli elementi portanti dell'edificio.

L'ingegneria sismica e la nuova struttura in alluminio e carbonio

La risposta ingegneristica alla vulnerabilità del Mosaico di Alessandro è consistita nell'ideazione e nella fabbricazione di una sottostruttura tecnologica in fibra di carbonio e lega d'alluminio ad alta resistenza. Il nuovo telaio di supporto è stato progettato secondo i criteri dell'ingegneria sismica, garantendo un'elevata rigidità flessionale unitamente a una sensibile riduzione della massa complessiva gravante sulle pareti espositive. La scelta della fibra di carbonio permette di minimizzare le deformazioni strutturali dovute alle variazioni di temperatura e umidità, assicurando un comportamento meccanico del tutto stazionario nel tempo.

Il sistema di ancoraggio prevede l'impiego di isolatori sismici e disaccoppiatori viscoelastici posti tra il telaio reticolare e le strutture murarie del museo. Tale configurazione permette di assorbire e dissipare l'energia cinetica generata da eventuali scosse telluriche o sollecitazioni dinamiche, impedendo che le forze di taglio si trasmettano al delicato paramento musivo. Il reticolo in lega leggera e fibra sintetica consente inoltre una distribuzione omogenea dei carichi puntuali, annullando i picchi di tensione che in passato avevano generato le microfratture della superficie.

Le fasi operative: movimentazione, distacco e pulizia microchimica

La realizzazione del cantiere ha richiesto l'allestimento di infrastrutture di sollevamento e movimentazione progettate su misura all'interno del laboratorio interno del MANN. Per consentire agli operatori di accedere alla parte posteriore del supporto storico, il mosaico è stato sottoposto a un'operazione di ribaltamento e traslazione controllata. Utilizzando sollevatori di precisione e sistemi di gantry a scorrimento lineare, il pannello musivo è stato stabilizzato sul fronte mediante una velatura protettiva multifase e staffato con controtelai rigidi di sicurezza.

Una volta completato il distacco millimetrico dalla muratura di supporto, i restauratori hanno potuto procedere con la descialbatura e la meccanica asportazione dei vecchi strati di gesso, calce e cemento applicati nei restauri del XIX e XX secolo. Questa fase di alleggerimento del tergo ha permesso di mettere a nudo il retro della preparazione originaria, creando la base ideale per l'adesione al nuovo telaio in fibra di carbonio tramite resine epossidiche e tessuti strutturali ad altissimo modulo di elasticità.

Parallelamente alle operazioni strutturali sul tergo, il fronte del mosaico è stato oggetto di una rigorosa campagna di pulizia microchimica. La superficie musiva presenta una straordinaria varietà di materiali, che alternano calcari locali, marmi pregiati e paste vitree colorate impiegate per rendere le sfumature di luce sugli elmi, sulle corazze e sui cavalli della scena di battaglia. I depositi superficiali, le sostanze organiche degradate e le patine protettive alterate sono stati rimossi impiegando impacchi a base di solventi selezionati, gel di agar ed etilendiamminatetraacetato (EDTA) a concentrazioni controllate, evitando l'insorgere di fenomeni di lisciviazione o erosione chimica dei componenti vetrosi.

La dimensione materica: l'analisi delle sei milioni di tessere

L'intervento sul Mosaico di Alessandro offre l'opportunità di condurre un'approfondita analisi microscopica e macrofotografica sulla materia costitutiva dell'opera. La superficie è composta da una quantità stimata di circa sei milioni di tessere, caratterizzate da dimensioni ridottissime che in alcuni punti raggiungono frazioni di millimetro. Questa tecnica ad altissima densità, tipica del miglior opus vermiculatum ellenistico, permetteva all'artista antico di ottenere effetti pittorici e transizioni cromatiche di eccezionale accuratezza dettagliata.

La macrofotografia a luce radente e la microscopia ottica applicata direttamente sul nuovo telaio di supporto nel laboratorio allestito all'interno del MANN hanno evidenziato la perfetta lavorazione dei frammenti in pietra e pasta vitrea. I dettagli del volto di Alessandro Magno, lo sguardo di Dario III e le figure dei cavalli mostrano la coesistenza di tessere in calcare nero, vulcaniti, paste vitree turchesi e rosse legate con sottilissimi strati di calce idraulica antica. La pulizia microchimica ha restituito la brillantezza cromatico-riflettente originaria alle tessere vitree senza alterare la patina naturale del tempo dei frammenti lapidei, consolidando al contempo i punti di giunzione decompressi.

Prospettive di conservazione e monitoraggio continuo

Il completamento del cantiere di restauro e l'integrazione del telaio in lega di alluminio e fibra di carbonio fissano un nuovo parametro nell'ambito della conservazione preventiva dei grandi manufatti archeologici su supporto rigido. Grazie al nuovo sistema sismico di sostegno e al monitoraggio strutturale continuo basato su sensori a fibra ottica Bragg integrati all'interno della struttura, il Mosaico di Alessandro garantisce standard di sicurezza elevatissimi sia contro le sollecitazioni ambientali sia contro l'invecchiamento dei materiali leganti.

L'infrastruttura scientifica e tecnologica sviluppata all'interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha dimostrato la fattibilità operativa di coniugare metodologie chimiche conservative a basso impatto con le tecnologie più avanzate dell'ingegneria strutturale. Il riposizionamento finale del mosaico permetterà alla collettività di fruire del capolavoro ellenistico con una stabilità di lungo periodo, restituendo la piena leggibilità cromatico-spaziale a una delle testimonianze più celebri dell'antichità classica.