Il progetto di restauro scientifico del Polittico dell'Agnello Mistico, il capolavoro eseguito da Hubert e Jan van Eyck e completato nel 1432, ha segnato una svolta fondamentale nella metodologia applicata alla conservazione dei beni culturali. Custodita nella Cattedrale di San Bavone a Gand, in Belgio, l'opera campestre e polittica è stata oggetto di un'articolata campagna di indagini diagnostiche condotta dagli specialisti del Koninklijk Instituut voor het Kunstpatrimonium (KIK-IRPA). L'adozione integrata di tecniche d'analisi non invasive di ultima generazione ha permesso di separare con precisione millimetrica la materia originale stesa dai maestri fiamminghi dagli strati sovrapposti nel corso dei secoli successivi.
Tra i risultati di maggiore rilievo emersi dalle ultime fasi d'indagine laboratoriale risalta la caratterizzazione spettrometrica delle campiture cromatiche realizzate con pigmento al lapislazzuli. La mappatura chimica degli strati pittorici ha individuato interventi di ridipintura risalenti alla seconda metà del Cinquecento non registrati nelle fonti d'archivio note. Tale scoperta ha imposto una revisione sostanziale della cronologia conservativa dell'opera, fornendo dati oggettivi sul reale stato di conservazione delle pellicole pittoriche originali e sulle scelte operative effettuate nei secoli passati.
Analisi spettrometrica e mappatura chimica dei pigmenti al lapislazzuli
La caratterizzazione dei materiali pittorici del Polittico di Gand si è avvalsa in modo determinante della spettrometria di fluorescenza a raggi X a scansione macro (MA-XRF). Questa tecnica diagnostica consente di identificare la distribuzione degli elementi chimici su ampie superfici senza richiedere il prelievo di campioni fisici. Nel caso dei toni azzurri, la rilevazione degli elementi caratteristici del lapislazzuli — silicio, alluminio, sodio e zolfo, costituenti fondamentali del minerale lazurite — ha permesso di mappare la presenza dell'oltremare naturale rispetto ad altri pigmenti a base di rame, come l'azzurrite.
Le scansioni effettuate sui pannelli hanno mostrato disomogeneità nella concentrazione del minerale nobile e anomalie nella stratigrafia dei leganti oleosi. L'analisi spettrale ha evidenziato che in corrispondenza di ampie porzioni dei panneggi non si osservava la tipica struttura stratificata ideata da Jan van Eyck — caratterizzata da stesure d'attacco a base di azzurrite sormontate da velature traslucide di lapislazzuli puro — bensì una stesura coprente e opaca di fattura successiva. Il confronto tra la riflettanza spettrale e la risposta ai raggi X ha confermato la presenza di ridipinture stese direttamente sopra la superficie originale, alterando la percezione ottica dei volumi e della luminosità del capolavoro fiammingo.
La stratigrafia delle ridipinture del Cinquecento
Le evidenze scientifiche ottenute in laboratorio si collegano al contesto storico del 1550, anno in cui i pittori Lancelot Blondeel e Jan van Scorel furono incaricati di effettuare un intervento di pulitura e ripassatura sul Polittico dell'Agnello Mistico. Fino a tempi recenti, la storiografia artistica aveva considerato tale intervento come un'operazione limitata alla rimozione di sporco superficiale e alla verniciatura. Tuttavia, la combinazione di MA-XRF, micro-spettrometria Raman e analisi stratigrafiche eseguite sui micro-campioni ha dimostrato un quadro ben diverso.
I dati analitici hanno rivelato che i restauratori del Cinquecento non si limitarono a rinfrescare le vernici, ma applicarono campiture di pittura a olio su porzioni estese dell'opera per mascherare sollevamenti, lacune ed usure della pellicola vaneyckiana. In particolare, nei toni del lapislazzuli, gli interventi cinquecenteschi avevano coperto ampi brani del manto della Vergine e dei panneggi delle figure principali. L'impiego di miscele di pigmenti meno raffinati e l'uso di leganti più densi avevano modificato le graduazioni di luce modellate da Jan van Eyck, nascondendo la complessa tecnica a velature sovrapposte che definiva l'arte dei fratelli fiamminghi.
Riflettografia a raggi infrarossi e pulitura chimica nei panneggi della Vergine
Il processo di rimozione delle ridipinture non documentate è stato guidato passo dopo passo dalla riflettografia a raggi infrarossi (IRR) ad alta risoluzione. Questa metodologia ha reso visibili i dettagli del disegno preparatorio a inchiostro e i sottostanti strati di pittura originale, offrendo una mappa guida fondamentale per le restauratrici del KIK-IRPA impegnate nei laboratori allestiti presso il Museum voor Schone Kunsten (MSK) di Gand prima del ricollocamento definitivo dell'opera nella cattedrale.
Nei panneggi blu della Vergine Maria, le immagini all'infrarosso hanno documentato con precisione la linea divisoria tra le stesure quattrocentesche e le sovrapposizioni del 1550. Durante le operazioni di pulitura chimica, condotte con l'ausilio di solventi gelificati formulati su misura e monitorate costantemente tramite stereomicroscopi, le ridipinture tardo-rinascimentali sono state rimosse gradualmente. La dissoluzione controllata delle vernici ossidate e dei ritocchi non originali ha riportato alla luce i pigmenti originali al lapislazzuli, conservati in eccezionale stato di purezza al di sotto delle croste di ridipintura.
La micro-fotografia applicata alla riflettografia ha mostrato la straordinaria qualità del disegno sottostante di van Eyck: tratti sottili, tratteggi incrociati per la definizione delle ombreggiature e variazioni compositive apportate in corso d'opera. La corrispondenza esatta tra i dati spettrometrici e i riscontri visivi ottenuti durante la pulitura ha permesso al team scientifico di procedere con la massima sicurezza metodologica, evitando qualsiasi rischio per i sottili strati di velatura originali.
La riscrittura della cronologia conservativa di San Bavone
L'integrazione tra rigore scientifico e ricerca documentaria ha trasformato la comprensione del patrimonio artistico conservato nella Cattedrale di San Bavone. L'individuazione certa delle ridipinture cinquecentesche ha dimostrato come oltre il 70% della superficie di alcuni pannelli fosse stato coperto da interventi successivi, alterando per oltre quattro secoli la percezione critica dell'opera dei van Eyck.
La revisione della cronologia conservativa del Polittico dell'Agnello Mistico impone oggi una ridefinizione dei criteri d'indagine applicati alle opere fiamminghe del Quattrocento. L'impiego del lapislazzuli, materiale estremamente costoso importato dalle miniere del Badakhshan nell'odierno Afghanistan, trova conferma nelle analisi di laboratorio come scelta deliberata di Jan e Hubert van Eyck per garantire stabilità cromatica e saturazione visiva. Il recupero di questi strati originali, liberati dalle alterazioni del 1550, restituisce alla storia dell'arte la complessa ingegneria dei materiali e la precisione ottica che caratterizzarono la nascita della pittura a olio nei Paesi Bassi.
I risultati raggiunti dal KIK-IRPA costituiscono uno standard di riferimento per i futuri interventi sui capolavori dell'arte europea, dimostrando come la convergenza tra chimica analitica, fisica delle radiazioni e critica d'arte sia l'unica strada percorribile per la tutela oggettiva del patrimonio culturale.