La prassi della tutela del patrimonio artistico si consolida attraverso l'adozione di metodologie analitiche rigorose, in cui la tecnologia diagnostica diventa lo strumento primario per la ricostruzione della storia materiale delle opere. Presso il laboratorio di restauro della Pinacoteca di Brera a Milano, l'attenzione del settore scientifico e storico-artistico si concentra attualmente sull'analisi strutturale e superficiale dei comparti del Polittico Griffoni, il capolavoro eseguito nel 1473 da Francesco del Cossa ed Ercole de' Roberti per la cappella della famiglia Griffoni nella basilica di San Petronio a Bologna. L'impiego coordinato della tomografia a raggi X e della riflettografia ad infrarossi ad alta risoluzione sta fornendo dati inediti sul processo formativo dell'opera, senza richiedere interventi invasivi o alterazioni sulle delicate stesure pittoriche realizzate con la tecnica della tempera d'uovo su tavola di pioppo.
I linguaggi della diagnostica avanzata al laboratorio di Brera
L'approccio metodologico adottato dalle équipe della Pinacoteca di Brera risponde a un preciso protocollo scientifico che subordina ogni decisione conservativa all'acquisizione di evidenze strumentali quantificabili. Il Polittico Griffoni rappresenta un caso di studio di straordinaria complessità, sia per la storia della sua smembrazione settecentesca voluta dal cardinale Pompeo Aldrovandi, sia per la raffinata tecnica esecutiva delle botteghe ferraresi del Quattrocento. Per esaminare la stratigrafia dell'opera in profondità, i tecnici si avvalgono di un sistema tomografico ad alta risoluzione, capace di attraversare gli strati di gesso e colla fino a raggiungere le venature del supporto ligneo originale.
La tomografia a raggi X permette di mappare la struttura interna del legno di pioppo, identificando la presenza di nodi, fessurazioni, interventi di consolidamento pregressi e vecchi chiodi d'ancoraggio inseriti durante la prima carpenteria del 1473. Parallelamente, la riflettografia ad infrarossi ad alta risoluzione si focalizza sulla radiazione dello spettro elettromagnetico vicina all'infrarosso (NIR e SWIR). Questa lunghezza d'onda riesce a penetrare lo strato pittorico reso opaco dai pigmenti e a rimbalzare sulla preparazione bianca sottostante. La presenza del carbonio contenuto nel materiale da disegno — come l'inchiostro o il carboncino utilizzati dai maestri ferraresi — assorbe la radiazione infrarossa, evidenziando il tratto del disegno preparatorio originario, altrimenti invisibile a occhio nudo.
La rilevazione dei pentimenti del 1473 attraverso la riflettografia
Uno dei risultati più rilevanti emersi dalle recenti campagne di indagine riguarda l'individuazione dei pentimenti compositivi eseguiti direttamente da Francesco del Cossa ed Ercole de' Roberti durante la fase di lavorazione nel 1473. La riflettografia ad alta risoluzione ha messo in luce una complessa rete di varianti grafiche distribuite sotto lo strato cromatico visibile. I tracciati a pennello mostrano come del Cossa abbia ricalibrato più volte la posizione delle figure principali e l'assetto architettonico degli sfondi prima di applicare i pigmenti legati con il tuorlo d'uovo.
Nel disegno sottostante emergono rettifiche sostanziali nella profilatura dei panneggi e nella disposizione degli elementi decorativi. In particolare, i rilievi diagnostici confermano la modifica dell'inclinazione di alcune mani e la riprogettazione dei basamenti in marmo policromo su cui poggiano i santi. Questi ripensamenti attestano la costante ricerca di equilibrio spaziale e geometrico da parte del maestro ferrarese, il quale adattava la resa prospettica alla collocazione originale dei pannelli all'interno della monumentale cornice lignea scolpita da Agostino de' Marchi. La capacità degli infrarossi di registrare l'intensità del tratto permette inoltre di distinguere le prime linee di impostazione geometrica dai successivi tratti di chiaroscuro, stesi a tratteggio incrociato per definire i volumi delle anatomie.
Fluorescenza ultravioletta e micro-craquelure nel panno di San Vincenzo Ferrer
L'esame della superficie pittorica si avvale congiuntamente della macrofotografia a fluorescenza ultravioletta (UV). Questa indagine permette di analizzare lo stato di conservazione della pellicola cromatico-legante e di mappare la distribuzione di vernici protettive applicate nei restauri dei secoli passati. L'osservazione condotta sul pannello laterale raffigurante San Vincenzo Ferrer ha consentito di documentare con nitidezza analitica la struttura molecolare e la morfologia della superficie lavorata da Ercole de' Roberti e Francesco del Cossa.
Sotto l'illuminazione della luce ultravioletta, la veste di San Vincenzo Ferrer mostra nei minimi dettagli l'estesa rete di micro-craquelure, ovvero il reticolo di sottili crepature causate dai naturali movimenti di assestamento del supporto ligneo e dal progressivo invecchiamento del legante a tempera d'uovo. La macrofotografia UV rende possibile distinguere l'invecchiamento naturale delle patine originali da eventuali integrazioni pittoriche non pertinenti, consentendo ai restauratori di Brera di perimetrare con assoluta precisione le aree integre. Attraverso questo filtro analitico, nei punti in cui lo strato pittorico superficiale si fa più sottile, è possibile osservare la diretta sovrapposizione tra la sinopia a base carboniosa e le prime velature di pigmento, offrendo una testimonianza tangibile del passaggio dal disegno preparatorio alla stesura del colore.
La collaborazione tra Francesco del Cossa ed Ercole de' Roberti
I dati forniti dalla diagnostica per immagini contribuiscono a chiarire anche gli aspetti stilistici e procedurali legati alla collaborazione tra i due maestri ferraresi. Nel 1473, Francesco del Cossa, figura già affermata a Bologna dopo i successi di Palazzo Schifanoia a Ferrara, guidava la commissione ottenuta da Floriano Griffoni, avvalendosi dell'apporto del giovane Ercole de' Roberti, a cui fu affidata principalmente la realizzazione della predella raffigurante le Storie di San Vincenzo Ferrer.
L'analisi comparata del disegno sottostante rivela marcate differenze nell'impostazione grafica dei due artisti. Il tratto attribuibile a del Cossa appare fermo, nitido e geometricamente controllato, caratterizzato da un'impostazione monumentale delle prefigurazioni anatomiche. Al contrario, la riflettografia ad infrarossi applicata alle porzioni riconducibili alla mano di Ercole de' Roberti evidenzia un disegno sottostante più dinamico, rapido e nervoso, segnato da linee spezzate che ricercano l'espressività dei volti e la drammaticità dei movimenti. La diagnostica conferma dunque la perfetta convivenza di due cifre stilistiche distinte entro un unico programma iconografico rigorosamente coordinato.
Conservazione del supporto ligneo e della tempera d'uovo
Dal punto di vista della conservazione materiale, la tempera d'uovo richiede condizioni ambientali rigorosamente controllate e metodologie di pulitura a basso impatto molecolare. La combinazione chimica di pigmenti minerali e tuorlo d'uovo genera una pellicola piana, rigida e sensibile alle variazioni igrometriche del supporto sottostante. I dati emersi dalle tomografie a raggi X hanno confermato la solidità dell'imprimitura originale a base di gesso e colla animale, la cui coesione garantisce ancora oggi la stabilità dell'adesione tra la tavola di pioppo e gli strati pittorici.
L'assenza di solventi aggressivi nelle fasi di verifica e la scelta di procedere mediante l'ausilio prioritario di strumentazioni ottiche e radiometriche rispondono ai più moderni criteri della conservazione preventiva. Grazie alla mappatura tridimensionale ottenuta tramite la scansione tomografica, il team della Pinacoteca di Brera può monitorare la risposta del legno alle variazioni di umidità relativa all'interno del laboratorio, prevenendo la formazione di nuove tensioni meccaniche che potrebbero compromettere l'integrità del micro-craquelure o provocare il sollevamento delle scaglie di colore.
Il metodo analitico come nuova direttrice della tutela culturale
L'attività analitica condotta sul Polittico Griffoni delinea un modello di ricerca storico-artistica in cui l'interpretazione critica delle opere non può prescindere dall'esame obiettivo della loro sostanza fisica. L'impiego della tomografia a raggi X, della riflettografia ad infrarossi e della macrofotografia ultravioletta trasferisce l'attenzione dallo spettacolo dell'esibizione alla profondità della conoscenza materiale.
Questo indirizzo di studi, che vede la Pinacoteca di Brera all'avanguardia nelle metodologie di indagine non invasiva, dimostra come la tecnologia applicata ai beni culturali non sia un semplice supporto accessorio, ma il fondamento scientifico per qualsiasi operazione di tutela e valorizzazione. Attraverso la lettura dei pentimenti del 1473, la storia dell'arte del Rinascimento ferrarese acquisisce una dimensione di certezza documentaria, permettendo di ripercorrere il gesto dei maestri del Cossa e de' Roberti nel momento esatto della creazione della forma.