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La chimica dei pigmenti nella Pala di San Bernardino: il restauro scientifico dell'opera di Lorenzo Lotto a Bergamo

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La chimica dei pigmenti nella Pala di San Bernardino: il restauro scientifico dell'opera di Lorenzo Lotto a Bergamo

Il contesto materiale della Pala di San Bernardino a Bergamo

Realizzata nel 1521 per la Chiesa di San Bernardino in Pignolo a Bergamo, la pala d'altare di Lorenzo Lotto rappresenta uno dei momenti di massima convergenza tra la tradizione cromatica veneziana e la sperimentazione strutturale lombarda. L'opera, una Sacra Conversazione inserita in un contesto monumentale caratterizzato da un grande tendaglio verde sorretto da angeli, presenta una complessa articolazione di materiali pittorici e supporti tessili. L'intervento di analisi scientifica e conservazione sul dipinto a olio su tela ha richiesto un approccio diagnostico multidisciplinare, volto a identificare la sequenza stratigrafica dei leganti organici e dei pigmenti minerali impiegati dall'artista.

La prassi bottegaia di Lorenzo Lotto nel decennio bergamasco si distingue per la selezione rigorosa delle materie prime cromatiche, spesso reperite sui mercati veneziani e rielaborate attraverso ricette originali. La presenza di tessuti preziosi all'interno della composizione — dai manti in seta alle velature dei drappeggi — non costituisce soltanto uno studio formale, ma riflette l'uso di una stratificazione materiale specifica. Per comprendere lo stato di conservazione e la natura chimica di queste stesure, il protocollo di restauro ha integrato tecniche di imaging iperspettrale e micro-campionamento molecolare.

La riflettografia a raggi infrarossi vicini e l'analisi del disegno preparatorio

L'impiego della riflettografia a raggi infrarossi vicini (NIR, Near-Infrared Reflectography) nell'intervallo spettrale compreso tra 900 e 1700 nanometri ha consentito di penetrare i livelli superficiali di vernice degradata e le velature cromatiche più esterne. La radiazione infrarossa, interagendo in modo differenziato con i vari materiali in base al loro coefficiente di assorbimento e散射 (scattering), ha reso visibile l'underdrawing, ovvero il disegno preparatorio eseguito a mano libera da Lorenzo Lotto direttamente sulla preparazione di gesso e colla d'ossa.

I riflettogrammi ad alta risoluzione hanno evidenziato l'uso di un mezzo grafico a base carboniosa, steso sia a pennello fluido per delineare i contorni primari sia a tratteggio incrociato per stabilire i volumi plastici e i passaggi chiaroscurali. L'analisi NIR ha rivelato importanti pentimenti geometrici, in particolare nella posizione della mano destra di San Giovanni Battista e nella piegatura del drappo superiore. La capacità della radiazione NIR di superare lo strato contenente pigmenti rameici e al cobalto ha permesso di mappare con precisione millimetrica i confini originali definiti dall'artista prima della stesura del colore, distinguendo le modifiche contestuali apportate in fase esecutiva dalle alterazioni successive legate ai vecchi restauri.

La chimica dei pigmenti: vetro al cobalto, lapislazzuli e verde rame

La caratterizzazione spettrometrica dei pigmenti presenti sulla superficie della Pala di San Bernardino ha individuato una tavolozza chimicamente eterogenea, in cui coesistono minerali di provenienza naturale e composti di sintesi storica. Uno degli elementi più complessi riscontrati nella tavolozza di Lotto è lo smaltino, un pigmento artificiale costituito da un vetro potassico colorato al cobalto (Co-K-Si). L'analisi mediante micro-spettroscopia Raman e fluorescenza a raggi X (XRF) ha dimostrato come lo smaltino venisse impiegato nelle stesure intermedie dei cieli e dei tessuti azzurri per conferire corposità ottica con un costo inferiore rispetto al lapislazzuli naturale.

Tuttavia, lo smaltino è soggetto a un noto fenomeno di degrado chimico: la lisciviazione degli ioni potassio (K+) dalla matrice vetrosa verso l'olio legante, innescata dall'umidità ambientale, provoca la perdita del colore blu e la virata della campitura verso tonalità grigio-brunastre. Nei mantelli di maggiore rilevanza gerarchica, Lotto ha invece sovrapposto allo smaltino strati di lapislazzuli puro (lazurite, Na8[Al6Si6O24]Sn), minerale importato dalle miniere dell'odierno Afghanistan. L'analisi chimica ha confermato la presenza di cristalli di lazurite dispersi in olio seccativo, applicati sopra un fondo di biacca (carbonato basico di piombo, 2PbCO3·Pb(OH)2) per massimizzare la riflettanza della luce.

Per quanto riguarda le campiture verdi del padiglione tessile, la diagnostica ha documentato l'uso sistematico dei resinati di rame e del verderame (acetato di rame). Questi composti, creati sciogliendo sali di rame in resine naturali ed olii caldi, sono caratterizzati da un'elevata reattività chimica. Nel tempo, l'ossidazione degli acidi resinici e la formazione di carbossilati di rame determinano l'imbrunimento della pellicola pittorica. L'indagine micro-analitica ha permesso di isolare le aree in cui il pigmento ha mantenuto la sua struttura molecolare originale rispetto a quelle modificate da fenomeni di degrado fotochimico.

Stratigrafia microscopica della resa tessile cinquecentesca

La comprensione della tecnica con cui Lorenzo Lotto ha reso la consistenza della seta e dei tessuti operati è stata resa possibile dall'analisi microscopica di sezioni lucide stratigrafiche. Attraverso micro-tasselli di pellicola pittorica prelevati dai margini dell'opera e ingranditi al microscopio ottico di laboratorio a luce riflessa e fluorescenza ultravioletta, è stato possibile ricostruire la sequenza dei livelli applicati dall'artista:

  • Preparazione di fondo: Strato di gesso e colla animale steso sul supporto di tela, con funzione di livellamento e sigillatura delle fibre vegetali.
  • Imprimatura: Sottile velatura a base di biacca, olio di lino e tracce di terra d'ombra, applicata per ridurre l'assorbenza e fornire una tonalità di fondo neutra.
  • Abbozzo cromatico: Stesura di base con pigmenti coprenti (smaltino per gli azzurri, verdigris mescolato a giallo piombo-stagno per i verdi).
  • Stratificazione di finitura: Sovrapposizione di velature di lapislazzuli o resina di rame sciolta, finalizzate a simulare la lucentezza superficiale della seta e dei velluti veneziani.

La macrofotografia ad alta risoluzione al microscopio ottico mostra chiaramente la penetrazione dei granuli di lapislazzuli e verde rame attorno alle micro-scanalature della preparazione, evidenziando come la fluidità del legante oleoso venisse modulata in funzione del grado di assorbimento del supporto. Questa precisa costruzione stratigrafica permetteva alla luce di attraversare gli strati superiori ed essere riflessa dallo strato bianco sottostante, generando gli effetti di cangiantismo tipici della pittura veneta del primo Cinquecento.

Protocolli conservativi e stabilizzazione delle stesure cromatiche

L'intervento di restauro condotto sulla Pala di San Bernardino ha seguito criteri di minima invasività e reversibilità dei materiali. La pulitura selettiva delle vernici alterate è stata eseguita tramite l'impiego di gel fluidi e soluzioni acquose supportate, formulate per rispettare i complessi equilibri dei resinati di rame e prevenire la lisciviazione dei leganti oleosi sensibilizzati dal tempo.

La stabilizzazione dei granuli di smaltino de-potassificato e la riconsolidamento della pellicola pittorica nelle zone di sofferenza strutturale sono stati effettuati mediante adesivi organici a basso peso molecolare. L'integrazione pittorica delle lacune è stata limitata alle sole perdite di superficie, eseguita a tratto con colori a vernice ad alta stabilità chimica, mantenendo inalterata la leggibilità della tessitura originale. L'esito del restauro restituisce alla comunità scientifica e al pubblico un'opera la cui struttura chimico-fisica è oggi integralmente mappata, garantendo la conservazione nel tempo attraverso un monitoraggio costante dei parametri microclimatici all'interno della sede espositiva.