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Il Polittico Griffoni alla prova degli infrarossi: la diagnostica molecolare svela i ripensamenti del Quattrocento ferrarese

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Il Polittico Griffoni alla prova degli infrarossi: la diagnostica molecolare svela i ripensamenti del Quattrocento ferrarese

La comprensione delle opere d'arte del Rinascimento ha superato i confini della pura attribuzione stilistica per radicarsi nell'indagine fisica del supporto e della materia pittorica. L'applicazione di metodologie diagnostiche non distruttive e ad alta risoluzione consente oggi di esaminare la genesi formale delle tavole quattrocentesche con il medesimo rigore applicato alle scienze materiali. In questo contesto, l'analisi condotta sul Polittico Griffoni — capolavoro eseguito tra il 1472 e il 1473 da Francesco del Cossa ed Ercole de' Roberti — rappresenta un caso esemplare di come la tecnologia spettrometrica e radiografica riesca a ricostruire le fasi esecutive e i ripensamenti degli autori prima della stesura definitiva dei pigmenti.

La smembratura del 1725 e la ricomposizione del corpus materiale

Commissionato dal nobiluomo bolognese Floriano Griffoni per la propria cappella di famiglia all'interno della Basilica di San Petronio a Bologna, il polittico fu concepito come una maestosa struttura su più ordini incorniciata dal intagliatore Agostino de' Marchi. L'opera rimase integra nella sua collocazione originale fino al 1725, anno in cui il proprietario del patronato, Monsignor Stefano Ghisilardi, decise di smantellare la carpenteria lignea quattrocentesca per adeguare la cappella al gusto barocco dell'epoca.

I singoli scomparti dipinti a tempera su tavola di pioppo vennero separati e inseriti in nuove cornici dorate, dando inizio a una dispersione collezionistica che portò i dipinti a essere conservati in nove diverse istituzioni museali internazionali. Tra queste figurano la National Gallery di Londra, che custodisce la pala centrale raffigurante San Vincenzo Ferrer, la Pinacoteca di Brera di Milano con i panni laterali di San Pietro e San Giovanni Battista, la Pinacoteca Vaticana con la predella illustrante i Miracoli di San Vincenzo Ferrer, e la National Gallery of Art di Washington con i santi San Floriano e Santa Lucia. La complessa campagna di indagini scientifiche avviata in occasione della loro ricomposizione espositiva a Palazzo Fava ha reso possibile un confronto diretto tra le diverse tavole, svelandone la coerenza costruttiva e le differenze esecutive tra i due maestri della scuola ferrarese.

La riflettografia infrarossa: penetrazione ottica e disegno preparatorio

La riflettografia infrarossa (IRR) costituisce la principale tecnica d'indagine per la rilevazione del disegno preparatorio celato al di sotto degli strati pittorici policromi. Il principio fisico si basa sulla capacità della radiazione infrarossa, selezionata in intervalli spettrali compresi tra 700 e 2500 nanometri (bande SWIR), di attraversare i film di pittura a tempera opachi alla luce visibile. Quando la radiazione incontra uno strato sottostante riflettente, come la preparazione a gesso e colla animale, viene rinviata verso il sensore; al contrario, dove è presente un tratto eseguito con materiale assorbente a base di carbonio — come inchiostro gallo-tannico, carboncino o pietra nera — la radiazione viene trattenuta, generando nell'immagine digitale un contrasto netto che rende visibile il tratto grafico originale.

Sulle tavole del Polittico Griffoni, la riflettografia ha mostrato la netta distinzione tra la metodologia progettuale di Francesco del Cossa e quella del più giovane Ercole de' Roberti. Del Cossa utilizza un tratto fermo, geometrico e strutturato, basato su incisioni dirette sulla preparazione per definire le linee prospettiche delle architetture e su un chiaroscuro condotto con tratteggi paralleli molto regolari. Ercole de' Roberti, autore dei minuscoli e dinamici comparti della predella e dei pilastrini, adotta al contrario un segno sottile, rapido e continuo, eseguto prevalentemente a pennello con inchiostro fluido, caratterizzato da una continua rielaborazione delle figure in fase di tracciamento.

Analisi dei pentimenti: le variazioni formali nei comparti di Cossa e De' Roberti

L'esame sistematico dei riflettogrammi ha portato alla luce un numero significativo di pentimenti, ovvero di modifiche sostanziali apportate dagli artisti in corso d'opera. Nella tavola centrale della National Gallery di Londra con San Vincenzo Ferrer, Francesco del Cossa ha ripensato la caduta delle pieghe del saio domenicano del santo. I riflettogrammi evidenziano come la stesura iniziale prevedesse un panneggio più rigido e spigoloso, successivamente ammorbidito con l'applicazione di velature sovrapposte per ottenere una maggiore resa volumetrica sotto la luce.

Ancora più evidenti sono le modifiche riscontrate nelle tavole laterali conservate alla Pinacoteca di Brera. Nel San Pietro, Del Cossa ha variato la posizione delle dita della mano sinistra che sostiene il libro e le chiavi, correggendo l'angolazione del pollice per bilanciare meglio la massa prospettica del volume. Nel San Giovanni Battista, l'indagine ha rivelato un abbassamento della linea delle spalle e una ricalibratura del profilo del volto, oltre a uno spostamento del bastone astile, posizionato in un primo momento pochi millimetri più a destra.

I ripensamenti più radicali emergono tuttavia nella predella di Ercole de' Roberti, raffigurante i Miracoli di San Vincenzo Ferrer. La scansione ad altissima risoluzione condotta sui pannelli della Pinacoteca Vaticana ha mostrato che l'artista ferrarese ha modificato l'architettura di sfondo della scena del condannato salvato dal rogo, riducendo l'ampiezza delle arcate classicheggianti per dare maggiore risalto alla drammaticità dei personaggi in primo piano. Nelle piccole figure dei passanti, la riflettografia ha messo a nudo numerosi 'scarti' compositivi: arti spostati, volti inizialmente ruotati di tre quarti e poi ridipinti di profilo, ed elementi decorativi delle veste eliminati prima della stesura definitiva dei pigmenti a tempera.

Microfotografia UV e caratterizzazione dei pigmenti all'Opificio delle Pietre Dure

Affianco alla riflettografia infrarossa, le analisi condotte in laboratorio dai tecnici dell'Opificio delle Pietre Dure e dai centri diagnostici specializzati si sono avvalse della fluorescenza ultravioletta (UV) e della microfotografia ad alta risoluzione. La fluorescenza UV sfrutta la diversa luminescenza riemessa dai materiali organici e inorganici quando sottoposti a radiazione ultravioletta a lunghezza d'onda corta (254 nm) e lunga (365 nm). Questa tecnica permette di mappare immediatamente le stuccature non originali, i restauri effettuati nei secoli precedenti e il degrado dei leganti organici.

Nelle microfotografie ad alto ingrandimento delle superfici del polittico, la luce UV ha consentito di analizzare il reticolo di micro-fessurazioni superficiali — la cosiddetta craquelure d'assestamento — causato dalle contrazioni naturali del supporto in legno di pioppo e dalla diversa elasticità dello strato di preparazione a gesso e colla. Sotto il fascio ultravioletto, i pigmenti minerali utilizzati dalla bottega ferrarese mostrano risposte cromatiche e strutturali peculiari:

  • Cinabro (solfuro di mercurio): impiegato per i rossi intensi dei mantelli e dei dettagli architettonici, steso con una tecnica a tempera d'uovo pura che mantiene una grana cristallina ben definita, con scarse alterazioni chimiche superficiali.
  • Azzurrite e Lapislazzuli: utilizzati per i cieli e per le vesti azzurre. L'analisi micro-XRF (spettrometria di fluorescenza a raggi X) ha confermato l'uso dell'azzurrite di origine minerale stesa a corpo per i fondi, ricoperta in taluni punti preziosi da velature di oltremare naturale ricavato dal lapislazzuli.
  • Biacca (carbonato basico di piombo): utilizzata come pigmento bianco e per l'impasto dei toni d'incarnato, la cui alta densità atomica arresta i raggi X rendendola brillante nelle radiografie, evidenziando le pennellate di luce stese da Del Cossa con estrema precisione.
  • Giallorino (giallo di piombo e stagno): riscontrato nei dettagli dorati e nei punti di massima luce dei drappeggi, steso sopra preparazioni scure per accentuare il rilievo visivo.

La caratterizzazione stratigrafica ottenuta su micro-campioni prelevati lungo i bordi delle tavole ha dimostrato la presenza di un primissimo strato di imprimitura magra, seguito da stesure successive di tempera stese a velature sovrapposte. Questa sequenza ha garantito la straordinaria conservazione della brillantezza cromatica originale, nonostante i complessi vicissitudini storiche e i trasferimenti subiti dai singoli pannelli.

La diagnostica scientifica come strumento critico e conservativo

L'integrazione tra la storiografia artistica e le tecnologie d'analisi materiale modifica in modo fondamentale l'approccio al patrimonio rinascimentale. I dati fisici ricavati dalla riflettografia infrarossa, dalla spettrometria e dalla micro-fotografia UV sul Polittico Griffoni non solo confermano la divisione delle mani tra Francesco del Cossa ed Ercole de' Roberti, ma documentano la complessa dialettica di cantiere tra i due maestri.

La conoscenza esatta della natura chimica dei leganti organici, dello spessore dei film di pittura e del livello di degrado delle vernici protettive applicate nei restauri storici offre ai conservatori i parametri necessari per calibrare gli interventi di pulitura e stabilire le condizioni termo-igrometriche di conservazione. In questo processo, l'esame della materia costituisce la chiave d'accesso primaria per comprendere il processo intellettuale ed esecutivo che ha guidato una delle più complesse stagioni della pittura italiana del Quattrocento.