La conservazione e la mappatura del patrimonio artistico nei musei italiani attraversano una fase di profonda revisione metodologica, in cui l'analisi diagnostica avanzata non si limita al supporto conservativo, ma riapre capitoli storiografici ritenuti consolidati. All'interno della Galleria d'Arte Moderna (GAM) di Genova, ospitata nel complesso monumentale di Villa Saluzzo Serra a Nervi, il recente intervento di restauro e studio sul Ritratto di Julia Lavarello Anselmo, opera del pittore napoletano Vincenzo Irolli (1860-1949), ha offerto evidenze fisiche inattese. L'opera, caratterizzata da una complessa stesura cromatica e da un marcato spessore della materia pittorica, è stata sottoposta a una campagna di indagini scientifiche ad alta risoluzione che ne ha scardinato la tradizionale datazione stilistica, offrendo ai conservatori e agli storici dell'arte nuovi elementi per ricostruire le fasi generative dell'artista.
L'integrazione tra la documentazione d'archivio e le tecnologie per l'esame non distruttivo delle opere d'arte permette oggi di leggere la superficie pittorica come un palinsesto stratigrafico. L'intervento sul dipinto di Irolli si inserisce in un programma più ampio di digitalizzazione e diagnostica dei fondi della GAM di Genova, volto a catalogare in modo rigoroso le trasformazioni materiali delle collezioni del Novecento italiano. Le indagini di laboratorio condotte sulla tela non soltanto garantiscono la stabilità strutturale del manufatto nel tempo, ma chiariscono la genesi del tratto irolliano, famoso per la vigorosa densità del pigmento applicato con la spatola e con pennellate sovrapposte.
L'analisi diagnostica e i rilievi a raggi infrarossi
Il protocollo d'indagine applicato sul Ritratto di Julia Lavarello Anselmo ha previsto l'impiego combinato della riflettografia a raggi infrarossi (IRR) e dell'esame in fluorescenza ultravioletta (UV). La riflettografia IR, penetrando attraverso gli strati superficiali del pigmento grazie alla differente assorbanza dei materiali sottostanti, ha rivelato la presenza indubitabile di un'articolata composizione pittorica antecedente, ricoperta successivamente da Irolli per l'esecuzione del ritratto finale. La mappatura spettrale ha isolato linee di disegno preparatorio e porzioni di stesura cromatica strutturata che conducono a una redazione originaria databile con precisione al 1912.
L'osservazione a macrofotografia e la verifica sotto la luce di Wood hanno consentito di analizzare nel dettaglio il comportamento meccanico della pellicola pittorica. In particolare, il dettaglio macro focalizzato lungo il bordo del tessuto raffigurato nella tela mostra una complessa rete di crepature (craquelure) da essiccamento e da assestamento strutturale, generate dalle differenti tensioni tra lo strato inferiore del 1912 e la ridipintura successiva. Sotto la radiazione UV della lampada di Wood, i pigmenti stesi a spatola rivelano una fluorescenza distinta che permette di distinguere i leganti organici usati nella prima stesura da quelli impiegati nel completamento dell'opera. Questa variazione molecolare dimostra come la spatolata irolliana non sia stato un gesto puramente d'impeto istintivo, bensì una sovrapposizione ponderata di materia densa su un abbozzo preesistente prosciugato dal tempo.
La riscrittura della cronologia materica di Vincenzo Irolli
La scoperta dello strato sottostante risalente al 1912 modifica in modo sostanziale la cronologia nota del materismo di Vincenzo Irolli. Storicamente, la critica ha associato le stesure più pesanti, plastiche e ricche di asperità materiche del pittore a una fase maturativa successiva, collocando l'evoluzione verso una pittura quasi scultorea negli anni venti e trenta del Novecento. L'evidenza scientifica emersa alla GAM di Genova anticipa invece di oltre un decennio l'adozione di questa specifica ricerca tecnica ed esecutiva.
La presenza di uno strato strutturato del 1912 al di sotto del Ritratto di Julia Lavarello Anselmo dimostra che già nella prima metà degli anni Dieci Irolli sperimentava la riutilizzazione delle tele e il reimpiego di campiture a spatola ad alto spessore per conferire corpo e rilievo visivo ai dettagli anatomici e ai tessuti dei suoi soggetti. La sovrapposizione dei cromatici, confermata dalle scansioni riflettografiche, documenta un processo di rielaborazione interna in cui la superficie dipinta diviene un cantiere materico continuo. Il pennello carico di colore e la spatola di metallo non hanno semplicemente coperto il dipinto del 1912, ma ne hanno sfruttato le rugosità superficiali per generare giochi di luce e rilievi ottici sulla veste della nobildonna.
Stratigrafia del pigmento e conservazione nel sistema museale genovese
Dall'analisi micro-stratigrafica e dai rilievi diagnostici eseguiti in laboratorio emerge la perfetta conservazione dei pigmenti minerali impiegati da Irolli. La combinazione di biacca, terre naturali e lacche organiche, distribuite con spessori variabili che raggiungono in alcuni punti del bordo del tessuto diverse frazioni di millimetro, ha richiesto un consolidamento puntuale privo di alterazioni termiche o meccaniche. Le crepature individuate nella zona marginale del dipinto sono state stabilizzate mediante micro-iniezioni di resine idonee, volte a preservare l'adesione tra la preparazione della tela, il primo strato del 1912 e il film pittorico superficiale.
Il progetto di restauro condotto dalla Galleria d'Arte Moderna di Genova rappresenta un modello di intervento conservativo integrato. La documentazione digitale prodotta dalle riflettografie IR e dalle riprese sotto luce di Wood è stata archiviata nel sistema informativo del patrimonio culturale del Comune di Genova. Questo approccio garantisce la consultabilità dei dati scientifici da parte di restauratori e storici dell'arte, trasformando l'opera conservata in una fonte d'archivio materiale consultabile a livelli profondi. L'opera non viene più considerata un'immagine bidimensionale statica, ma un corpo tridimensionale dotato di una storia interna e di una successione temporale definita.
L'esposizione alla Galleria d'Arte Moderna di Genova
A seguito del completamento dell'intervento conservativo e dell'elaborazione dei dati diagnostici, il Ritratto di Julia Lavarello Anselmo è stato riallestito nelle sale della GAM di Nervi con un supporto espositivo integrativo. Il percorso di fruizione include la presentazione al pubblico delle tavole riflettografiche ad alta risoluzione e dei rilievi macrofotografici ottenuti sotto luce di Wood, consentendo ai visitatori di osservare direttamente la complessa trama visiva celata al di sotto della pellicola pittorica visibile.
L'allestimento mette in risalto il contrasto tra la brillantezza della resa finale dei drappeggi e la densità rugosa dello strato sottostante del 1912. La resa scientifica dell'indagine valorizza il rigore del metodo diagnostico applicato alle collezioni pubbliche genovesi, confermando come la corretta lettura della materia e dei suoi strati sia l'unico strumento in grado di fornire basi oggettive alla storiografia dell'arte del XX secolo. La revisione della cronologia del materismo di Vincenzo Irolli stabilisce così un punto fermo negli studi sulla pittura figurativa italiana del primo Novecento.