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Il restauro della Pala di Castelfranco all'Opificio delle Pietre Dure: analisi radiografiche e riflettografiche sui pigmenti di Giorgione

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Il restauro della Pala di Castelfranco all'Opificio delle Pietre Dure: analisi radiografiche e riflettografiche sui pigmenti di Giorgione

La conservazione del patrimonio pittorico rinascimentale ha superato la dimensione puramente artigianale per integrarsi in un ambito scientifico e ingegneristico di altissima precisione. Presso i laboratori dell'Opificio delle Pietre Dure (OPD) di Firenze, lo studio e il restauro della Pala di Castelfranco — capolavoro eseguito da Giorgione attorno al 1500-1505 per la cappella della famiglia Costanzo nel Duomo di Castelfranco Veneto — rappresentano uno dei casi di studio più rigorosi nell'analisi dei manufatti lignei del primo Cinquecento veneziano. L'opera, raffigurante la Madonna col Bambino in trono tra i santi Nicasio (o Liberale) e Francesco, costituisce un nodo fondamentale per la storia dell'arte per via della sua particolare impostazione compositiva e per l'impiego pionieristico del colore tonale.

L'intervento sulle superfici e sul supporto della Pala non risponde soltanto a esigenze di messa in sicurezza visivo-estetica, ma si fonda su un protocollo diagnostico che punta alla conoscenza quantitativa della struttura fisico-chimica dell'opera. L'applicazione combinata di indagini radiografiche, riflettografia a infrarossi (IRR) e micro-spettrometria ha consentito ai restauratori e ai fisici dell'OPD di esaminare la stratificazione dei pigmenti e le variazioni dimensionali del supporto in legno di pioppo, individuando le criticità strutturali prima di ogni azione diretta sulla superficie dipinta.

Riflettografia a infrarossi e radiografia X: studiare il sottoquadro di Giorgione

La tecnica pittorica di Giorgione è storicamente nota per la progressiva eliminazione del disegno preparatorio rigido a favore di una costruzione dell'immagine affidata direttamente alla stesura dei toni cromatici. Le indagini di riflettografia a infrarossi ad alta risoluzione, eseguite con sensori ad altoparlante spettrale, hanno permesso di penetrare gli strati pittorici superficiali e raggiungere la preparazione sottostante. I dati emersi confermano una traccia preparatoria minimale, eseguita a pennello con un fluido a base carboniosa, utilizzata per definire soltanto i volumi primari del trono, l'orientamento delle figure e le linee d'orizzonte del paesaggio retrostante.

La radiografia a raggi X (RX) ha invece documentato la densità dei materiali presenti sull'intera superficie. I radiogrammi mettono in evidenza le variazioni di spessore della biacca (carbonato basico di piombo), pigmento ad alto potere di assorbimento della radiazione X impiegato dall'artista per la modulazione dei punti di massima luce e per gli strati d'imprimitura. Dall'analisi comparata tra radiografia e riflettografia sono emersi i cosiddetti "pentimenti", ovvero i ripensamenti dell'artista durante la fase d'esecuzione: modifiche nella posizione delle mani dei santi, aggiustamenti nell'inclinazione del capo della Vergine e variazioni nel profilo delle architetture di fondo. L'integrazione di questi dati analitici fornisce la mappa esatta delle sovrapposizioni materiche, fondamentale per comprendere l'effettivo stato di adesione dei singoli film pittorici.

Il supporto in legno di pioppo e la mappatura dei distacchi strutturali

La Pala di Castelfranco è realizzata su una tavola composta da elementi in legno di pioppo (Populus alba), essenza ampiamente utilizzata nell'Italia centrale e settentrionale per la realizzazione di ancone e pale d'altare. Il pioppo, pur garantendo un'ottima lavorabilità in fase di carpenteria, presenta un'elevata igroscopicità: varia cioè la propria dimensione assiale e trasversale in risposta alle oscillazioni di umidità e temperatura dell'ambiente circostante. Nel corso dei secoli, i movimenti igromeccanici del legno hanno generato tensioni interne all'interfaccia tra il supporto organico e lo strato inerte di preparazione, composto tradizionalmente da gesso e colla animale.

Attraverso la mappatura termografica e i rilievi ultrasonici non distruttivi, i tecnici dell'Opificio delle Pietre Dure hanno rilevato la presenza di micro-cavità e sollevamenti non visibili a occhio nudo. Quando il supporto in pioppo si contrae o si dilata, la preparazione in gesso — rigida e priva di elasticità — tende a lesionarsi o a staccarsi dall'asse naturale. Il fenomeno genera i tipici distacchi "a tenda" o "a cresta", in cui la pellicola pittorica perde il contatto diretto con il fondo. La scansione tridimensionale della superficie della Pala ha consentito di quantificare la profondità di queste deadesioni con precisione micrometrica, permettendo di pianificare consolidamenti mirati a base di resine acriliche in emulsione o colle strutturali biocompatibili, iniettate con micro-siringhe sottocutanee direttamente nei punti di discontinuità.

Micro-stratigrafia e comportamento meccanico dell'azzurrite

Tra i pigmenti caratteristici della tavolozza di Giorgione nella Pala di Castelfranco, l'azzurrite — un minerale naturale di carbonato basico di rame ($2CuCO_3 \cdot Cu(OH)_2$) — ricopre un ruolo centrale nella resa dei cieli, dei mantelli e delle campiture dello sfondo. La stesura dell'azzurrite, spesso stesa a tempera grassa o a olio con grana medio-grossa per preservarne la luminosità naturale, mostra reazioni fisiche specifiche all'usura del tempo e alle sollecitazioni del supporto.

L'analisi al microscopio ottico e al microscopio elettronico a scansione (SEM-EDS) di micro-campioni stratigrafici ha rivelato la morfologia del reticolo di craquelure (la ragnatela di micro-fessurazioni) che interessa il pigmento blu. A differenza delle zone dipinte con pigmenti a base di piombo o terra, le campiture ad azurrite tendono a sviluppare fessurazioni dai margini rigidi. Ciò è dovuto alla differente granulometria del minerale frantumato e all'invecchiamento del legante organico, che perdendo plastificanti volatili genera tensioni di contrazione all'interno dello strato cromodinamico.

L'osservazione microscopica permette di distinguere le micro-fratture fisiologiche legate al naturale assestamento della tavola di pioppo da quelle causate da precedenti puliture aggressive o da sbalzi termo-igrometrici impropri. La presenza di particelle di azurrite parzialmente alterate in malachite (carbonato di rame a tonalità verde) è stata costantemente monitorata mediante spettroscopia Raman, al fine di evitare che gli interventi di pulitura superficiale o di consolidamento possano interferire con l'equilibrio chimico dei sali di rame presenti nel dipinto.

Protocolli conservativi dell'Opificio delle Pietre Dure

L'approccio metodologico applicato dall'Opificio delle Pietre Dure unisce l'esigenza di conservazione fisica del manufatto al rispetto assoluto della materia originale. Le fasi d'intervento sulla Pala di Castelfranco seguono criteri rigorosi:

  • Stabilizzazione del supporto ligneo: revisione dei traversini posteriori e controllo delle tensioni meccaniche del pioppo senza bloccare i movimenti naturali del legno.
  • Fissaggio della pellicola pittorica: fermatura dei sollevamenti del pigmento e riadesione della preparazione mediante pressione controllata e termocauterio a bassa temperatura.
  • Pulitura selettiva: rimozione delle vernici ossidate e dei vecchi ritocchi alterati tramite miscele di solventi a ritenzione controllata e gel acquosi coordinati pH-metricamente.
  • Integrazione pittorica: selezione di tecniche reversibili (come il tratteggio o la selezione cromatica con colori ad acquarello) ristrette esclusivamente alle lacune visibili, senza sovrapposizioni sul colore originale di Giorgione.

Nel contesto moderno, il valore di un capolavoro come la Pala di Castelfranco non risiede unicamente nella fruizione visiva del soggetto dipinto, ma nella piena comprensione della sua struttura fisica e chimica. La diagnostica avanzata sviluppata dall'Opificio delle Pietre Dure trasforma la conservazione d'arte in un processo scientifico misurabile, dove l'ingegneria dei materiali e la fisica atomica lavorano a tutela della persistenza materiale dell'opera nel tempo.